26/04/2012
IL COMMENTACCIO
a cura di Ennio Crevacuore
L’AQUILA FERITA
L’Aquila (Europa1) – L’Aquila, trascorsi tre anni dal terremoto, sta ancora male. Malissimo, non vola più. Guardandola da vicino , porta alla luce tutte le sue ferite, le più, le più intime. Case sventrate, porte divelte, vetri infranti, bizzarre tavole di cucina ancora apparecchiate, panni stesi ad asciugare…da mille giorni a oggi. Chi non ha visto da vicino, non può capire. E chi scrive, continua a non credere ai propri occhi. L’Aquila ti guarda ambigua, enigmatica, squassata e ferita dalla testa ai piedi, ma orgogliosa pur nella sua disarmante fragilità. Vorrebbe tornare a volare e ne ha tutte le ragioni, ma…la tengono ingabbiata, transennata, sotto custodia.
Adesso, finalmente, sarebbe giunto il momento della ricostruzione. E qui, nello sfascio, nel fatiscente, nella catastrofe, molti uomini temono e fremono, in quanto condizionati dai professionisti delle ricostruzioni facili; dai pavidi geometri che – “con pistola alla schiena” – asseriscono la stabilità di un “instabile”, eccetera, eccetera.
Gli sciacalli dell’altrui dolore pontificano su queste rovine. Si dice: l’informazione con la museruola. Ma egregi colleghi dell'Aquila, i nostri morti e il nostro Presidente, non ci avevano tracciato una strada? O vogliamo ancora il cronista al guinzaglio? Non lo vogliamo. Ebbene, iniziamo da subito una concreta opera di ricostruzione; ma che sia anche un’opera morale, denunciando all’opinione pubblica dove si trovano i cubicoli maleodoranti ove persistono covi d’intrighi, retrobottega squallidi che tengono in gestione il negozio regionale. Abbiamo forse paura noi di denunciare qualche gallonato vermiciattolo o qualche abietto individuo che in questi tre anni ha angariato le già sofferenti popolazioni dell’aquilano? E a verificare se questa volta sarà stato riedificato su basi solide? Per evitare una sferzata di biasimo? Perché, diciamocelo in camera caritatis, all’impegno profuso (dopo) con slancio e abnegazione dai militari, dai giornalisti del posto – un collega dei quali ha perso un figlio nel terremoto (ndd) - , dai vigili del fuoco e dalle squadre della protezione civile, provenienti da ogni parte della penisola,non ha corrisposto con adeguata rapidità la macchina dell’apparato statale. Qualcosa non ha funzionato per tempo. Qualcuno non è intervenuto con quelle misure che l’urgenza degli eventi richiedevano. Pur considerando la vastità del territorio coinvolto dal sisma, rapportato alla entità dei danni e dal frazionamento dei centri abitati, resta sempre rilevante la carenza di un’organizzazione di soccorso efficiente che avrebbe potuto scattare al primo segnale d’allarme; fornito questo da un oscuro studioso di fenomeni sismici. Ma i telefoni delle autorità, così tempestivi nel rimproverare alla stampa giudizi e notizie non di loro gradimento (ritenendo forse la penna del giornalista come un turibolo per effondere solo parole d’incenso sui potenti…), non hanno funzionato a dovere, quella notte.
Né, si può tacere, circa i fenomeni di speculazione e di sciacallaggio, vergognosi per una società che si definisce civile, ma solo in apparenza… Quanti “sepolti vivi” avrebbero potuto salvarsi con un’opera di soccorso bene organizzata e non improvvisata al momento? Sulle 309 vittime è sceso il silenzio, sicchè nella tragedia si sta consumando il calvario dei vivi, che richiede soluzioni d’urgenza, pur se la gravità della situazione prospetta risoluzioni in tempi lunghi.
Ora, se la discussione è manifestazione di un pensiero critico, è pur sempre un’espressione democratica. Ben diversa, invece, dall’opera di sciacallaggio politico architettata, a fini speculativi, in questi tristi anni, che dovrebbero riunire tutti gl’italiani intorno ai terremotati. “Chi ha sbagliato deve pagare” – si sente esclamare ad ogni angolo, in ogni paese, nelle stanzette delle anguste case “popolari.” Ma non è con le polemiche –anche dei franchi tiratori, dei cecchini di partito – che si risolve la situazione, perché i giorni del pianto richiedono prontezza e coraggio: “senza concedere tregua all’opera di concreti interventi” – dice la collega Vanna Armeni.
Tre anni di sofferenze e non solo per gli aquilani, ma pure e forse di più per gli abitanti dei paesi coinvolti dall’onda del sisma: Paganica, Tempera, Onna, Torninparte, Fossa, Brittoli, Poggio Picenze, San Demetrio, Castelnuovo… Trecentonove morti in quel maledetto 6 aprile 2009; vittime che reclamano giustizia; ma l’indignazione, da sola, non basta. E’ necessario scuotere l’imbecillità di certi burocrati, che questa imbecillità stanno perfezionando giorno dopo giorno. Facendo lavorare gli operai solo poche ore la settimana, tanto per fare un esempio. Si insinua il dubbio, atroce, che qualcuno attui una fase attendistica in attesa delle elezioni che sono ormai prossime. Se vero, sarebbe vergognoso, ma non sarà poi tanto difficile scoprirlo. Vero??
E allora supponiamo sia giunto il momento che tutta l’opinione pubblica si rimbocchi le maniche: guerra ai soprusi, alla camorra, ai taglieggiatori, agli sciacalli legalizzati, ai prevaricatori. Cerchiamo, per esempio, di essere già noi, liberi professionisti della stampa libera, i primi ad infliggere uno spietato, travolgente, bellicoso “colpo di spugna” su tutte le frange eversive che costituiscono, ognuna a proprio modo, la cancrena di questo nostro stracciato Paese. Il varo di una corazzata formata da giornalisti d’assalto, senza museruola e da un Presidente della Repubblica che voglia denunciare le colpevolezze di questa gentaglia senza scrupoli, potrebbe debellare una volta per tutte il velleitarismo di molesti, schifosi, illegittimi, insopportabili ometti, che, tramite la loro inalienabile propensione alle ruberie, portano la Nazione al dodicesimo grado della scala Mercalli.
Intendiamoci, tanto è stato fatto, ma tanto, quasi tutto, è ancora da fare. Berlusconi, a tempo di record, ha messo al riparo centinaia di persone, e questo è un fatto reale, concreto; il disconoscerlo sarebbe come sparare a chi ti dà vitto e alloggio gratuiti. Tuttavia , fra di loro, padri e madri che hanno perso i figli, figli che hanno perso i genitori e i fratelli, nipoti che hanno perso i nonni e viceversa; no: non possono essere riconoscenti a coloro che quella tragica notte li avevano spinti ad andare tranquillamente a dormire, mentre il terreno sembrava srotolarsi sotto i loro piedi. Solo uno, un certo Giuliani, bisogna gridarlo, ha “sussurrato” ad amici intimi, di “non andare a dormire nelle proprie abitazioni, bensì di riposare all’aperto, in macchina”. Tanti hanno seguito il consiglio e si sono salvati. Ma chi è questo signor Giuliani? E’ uno studioso, il quale se solo osasse pronunciare il vocabolo “terremoto” verrebbe subito arrestato per “procurato allarme”. In Italia siamo a questi punti. Eppure Giuliani è stato invitato a parlare perfino in Giappone, dove con i terremoti ci convivono quotidianamente!..
“Ci sono cose che non riusciamo a comprendere” – commenta il nostro accompagnatore Domenico Ciuffini, responsabile della Protezione Civile di Tempera (suo figlio Dario è uno dei 309 scomparsi nel terremoto e lui ha scavato con le mani nude per tirarlo fuori). “Per esempio – prosegue Ciuffini – perché ci avevano suggerito di andare tranquillamente a dormire, mentre alle porte dell’Aquila c’erano già pronti i vigili del fuoco? Comprendo che un allarme di quel genere avrebbe provocato il panico, ma meglio uno spavento che l’orrore di tutti quei morti”.
La “tradizione sismica”, chiamiamola così, vuole che dopo quattro anni insorga un terremoto “gemello”. Ne sono già passati tre… Cosa facciamo? Deleghiamo le nostre apprensioni a un gruppo di professionisti che fingono di condividerle? Oppure… Oppure ci diamo una mossa collettiva e ricostruiamo in fretta, ma con cura, altrettante abitazioni, palazzi, chiese, teatri. Il fatto è che – vox populi – l’Aquila è popolata da una corte tragicomica di pericolosi burocrati. E non puoi librarti come un’aquila quando sei circondato da tacchini! (europa1.crevacuore@libero.it)
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Riportiamo a testimonianza di quanto avvenuto, la scritta che si trova davanti all’Università dell’Aquila:
“Ai turisti, ai fotografi e ai curiosi…
Quello che state visitando non è un posto qualunque! NON è un’attrattiva turistica. Questo era un pezzo della nostra città, viva fino a poco tempo fa. E’ troppo presto per trattarlo come un sito archeologico, dove mettersi in posa sorridenti per scattare una foto. Abbiate pietà per chi sotto queste macerie è morto e per chi a causa di quelle morti ancora piange. Considerate che, dove voi venite a curiosare, noi ci viviamo. La nostra è una realtà difficile che difficilmente capirete. L’unico aiuto che potete dare è riportare con onestà quello che vedete e fare in modo che tutti conoscano la dignità e la forza che ci fanno andare avanti.”
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Riportiamo altresì uno scritto di un padre disperato, scritta con le lacrime agli occhi e il cuore a pezzi, al quale il terremoto ha sottratto il figlio… Ne siamo venuti in possesso, per gentile concessione – tramite il ns. corrispondente dall’Aquila – Pericle Liberatore.
NASCITA DI UNA STELLA
Il giorno 16 aprile 1983, alle ore 9,30, nasceva una stella, piena di luce, e di una brillantezza luminosa.
Il 6 aprile 2009, alle ore 3,32 quella stella si stava spegnendo pian piano, alle 8,30, della stessa mattina, si è spenta per sempre. Ora quella stella, la vediamo brillare di nuovo nel cielo, circondata da milioni di stelle, guardiamo fissi nel cielo, e notiamo che quella stella luminosa sei tu “caro Dario”.
Insieme a te quella notte, si sono spente altre 309 stelle, e una volta salite nel cielo, si sono riaccese.
Ancora oggi, dopo quella maledetta notte, stiamo ancora piangendo; davanti ai nostri occhi, abbiamo ancora l’immagine dove noi tutti stavamo scherzando e non potevamo immaginare che qualcosa di veramente brutto, stava per stravolgere la vita di una città intera, ma soprattutto la vita di 308 famiglie.
Ti ricordi “Caro Dario” quante volte ti abbiamo chiamato per stare insieme a noi, noi ricordiamo quando ti sei affacciato al balcone, tutto sorridente come sempre, e con la mano alzata, hai detto: “ciao a tutti”, come se tu sapessi, che il tempo per te, per noi e il nostro paese, stava per fermarsi a quell’ora maledetta.
Ogni volta che andiamo in quella piazza, i nostri occhi, si gonfiano di lacrime, pensiamo ogni secondo a quanto ci manchi, quando incontriamo i tuoi amici; i tuoi amici che quella notte hanno cercato di strapparti alla morte. Noi pensiamo che sei vicino a loro, poi ci guardiamo con le lacrime negli occhi, e ci diciamo: “no! Dario non c’è, è andato a fare un lungo viaggio, molto lontano”:
Oggi noi siamo qui, viviamo con il cuore a pezzi pensando a te, e quando ascoltiamo una canzone, pensiamo a te e quanto ti piaceva la musica, allora ci domandiamo: “ma Dario è morto veramente?” No! Lui ha seguito una donna vestita di bianco, la sposa di tutti, che lo ha portato lontano con sé la notte del 6 aprile 2009 alle ore 3,32.
Allora nella nostra mente, ci ritorna in ricordo le parole di un grande artista che dicono:
“Ho sentito bussare alla porta, ho aperto e c’era una donna vestita di bianco, le ho chiesto chi era, lei ha risposto: “io sono la morte. Sono venuta per portarti con me; io le ho detto di aspettare, non posso venire, ho ancora da fare, lei è tornata, ho aperto la porta, era lì, mi ha preso per mano e le ho detto: adesso ho finito, ora posso venire”…
Ecco Dario, queste parole, coincidono con il tuo destino, quella donna vestita di bianco, alle 3,32 ha bussato, ma tu le hai detto di aspettare, non eri pronto, ma lei, alle 8,30 ha bussato di nuovo, hai aperto e le hai detto che eri pronto e sei andato via con lei, ti ha sposato e ha legato per sempre la tua vita alla sua.
Ora, caro Dario siamo convinti che la morte non è quella brutta vestita di nero con la falce, ma c’è anche quella vestita di bianco, che ora sta vicino a voi, vicino alle 309 stelle più luminose del cielo, che il destino ha voluto riunire lassù; noi caro Dario non ti dimenticheremo mai, un bacione dalla tua famiglia!!!
Un bacio vogliamo darlo a tutte le altre 308 stelle. Loro che sono insieme con il nostro Dario, perché ci guardano di giorno e di notte, e ci stanno sempre vicini.
“CIAO RAGAZZI, CHE DIO VI BENEDICA E VI PROTEGGA PER SEMPRE” (Domenico Ciuffini)
14:15
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18/04/2012
7 EDIZIONE DEL FESTIVAL DEL COMPOSITORE "LA CLASSICA"
Genova (Europa1) Giovedì 19 Aprile 2012, ore 17 presso il Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, a Genova,si terrà la
7° edizione del Festival del Compositore “La Classica”
Sarà presente il Compositore Maestro Carlo Galante, figura di grande importanza nel mondo internazionale della musica ; le sue composizioni sono state eseguite dalle più importanti orchestre del mondo e dirette da famosi Direttori d’orchestra: recentemente una sua composizione ha ottenuto grande successo al Teatro “La Scala” di Milano.
Agostino Isola, violinista e compositore di spicco, ha partecipato anche l’anno scorso al festival con molto successo. Quest’anno suonerà lui stesso le sue composizioni, coadiuvato dalla violinista tedesca Roxana Osterwalder, venuta dalla Germania appositamente per questo festival.
Katsumi Nagaoka, compositore giapponese, già molto noto negli ambienti musicali italiani. Ha vinto numerosi importanti concorsi chitarristici, in Italia e all’estero. Anche lui eseguirà le sue composizioni coadiuvato dal chitarrista svizzero Giorgio Borsani, noto anche alle TV internazionali, che ha accettato di venire a Genova per questo festival che, detto da lui, è già conosciuto all’estero.
Atteo Manzitti, giovane compositore versatile; le sue composizioni, e sono tante, sono molto originali per armonia, ritmica e originalità. Molte Associazioni e Enti Teatrali gli hanno commissionato composizioni. La sua prima opera è andata in scena quest’anno a Genova con entusiasmante succasso di pubblico e critica musicale.
Giacomo Biagi, classe 1991, è sicuramente il più giovane compositore di tutte le edizioni del Festival. Già nella edizione precedente ha entusiasmato il pubblico con una sua composizione per Quartetto d’archi. Anche a questa edizione si presenta col suo Quartetto “Eufonica” . Durante l’anno in corso, è stato molto applaudito anche come virtuoso del violoncello e musica d’assieme in varie occasioni concertistiche.
L’iniziativa è stata ideata e titolata dalla Prof.ssa Carla Casanova, Direttore Artistico e vice Presidente dell’Associazione Culturale “LIGURIA EVENTI” , per dare maggior prestigio alla nostra cultura musicale contemporanea, ai giovani esecutori e alla città di Genova. (Europa1)
10:55
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03/04/2012
IL COMMENTACCIO a cura di Ennio Crevacuore
Basta monti, tutti al mare!
STA DI FATTO CHE ORA TUTTI VOGLIONO CAMBIARE ARIA
(Europa1) – La sentite anche voi questa cappa di piombo sulla testa, questa atmosfera opprimente, questo clima cupo che ci stordisce i sensi e la voglia di fare? Ci sentiamo spiati, pedinati, controllati perfino nelle toillettes pubbliche, all’uscita dai negozi, sulle strisce gialle… Anche a casa nostra (“nostra” sino a prova contraria) abbiamo timore dell’improvvisa invasione di una tassa travestita da bajadera che, facendoci la danza dei sette veli, ci pone sotto sequestro cane, gatto e pappagallo. Oppure un gigantesco Grande Fratello che ci vuole confessare:
“Figliolo, quanta benzina oggi?”
- Solo un pienino, ma sono pentito, lo giuro sulla mia povera Iva.
- “Porcellum! Ti assolvo ugualmente, ma devi recitare diciotto accise, nove imu e tre irpef:…”
- Cazziatemi, grande fratello, perché ho peccato: da domani solo gpl.
Governo tecnico , dove questo vocabolo dal sapore odontoiatrico evoca tutta la sua provvisorietà. E’ un po’ come l’ospite in casa: dopo tre giorni puzza. Figuriamoci dopo tre mesi: è già in avanzato stato di decomposizione.
In effetti ‘sto governicchio è provvisorio e sta lì in attesa di un miracolo. Di quale miracolo si tratti nessuno lo sa. O meglio, solo uno crede di saperlo e, anzi, blatera nell’acquario televisivo, che tutti gl’italiani hanno compreso i sacrifici cui sono sottoposti, perché sono coscienti di superare una crisi apocalittica… un armaghedon, un flagello – uno qualsiasi dei sette - una nemesi monetaria che neppure l’imperatore Vespasiano, con tutte le sue latrine a pagamento, sarebbe riuscito a sanare. Eppure nella m…. ci siamo lo stesso. Noi e voi. Loro no.
Ma l’italiano medio mica è fesso. Non per nulla Machiavelli ci aveva battezzati “aceto italico”. Presto molti di noi si metteranno a girare con vistose auto blu e con ancora più vistosi autisti. Il trucco c’è: un giorno a testa, oggi guido io, domani guidi tu. Mai visto fermare un’auto blu con autista e lanterna? Beh, sì, una volta è successo. E quel vigile adesso fa l’allenatore di ping pong a
Terras de fogus, in Sardegna.
Comunque, sta di fatto che ora tutti vogliamo emigrare alle Canarie. Chissà se con noi viene anche la Zanicchi, con tutta l’Iva! (europa1.crevacuore@libero.it)
08:56
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16/03/2012
IL COMMENTACCIO
IL COMMENTACCIO
a cura di Ennio Crevacuore
Mettiamo le cose in Chiari
ALLA FACCIA DI CHI NON HA MAI CAPITO WALTER
(Europa1) – Nei lontani anni ’60, malgrado avessi ancora il ciucciotto in bocca, ma già pervicacemente dedito al giornalismo attivo, ebbi l’occasione d’intervistare Walter Chiari presso gli studi Rai di Genova. Ad invitarmi fu quell’angelo di Lea Landi, splendida e brillante annunciatrice radiofonica che tanto si adoperò – per simpatia ad un giovanissimo neofita, beninteso – in mio favore, sia sotto il profilo morale che professionale, per l’appunto. Per darvene un esempio: fu Lea a prestarmi un dizionario fonetico della Rai, prezioso strumento per l’esame d’ammissione a Radiomontecarlo dov’era fatto obbligo di pronunciare correttamente “pérché” al posto del dialettale “pèrchè”. Questione di accènti tonici, indispensabili a quei tempi, un po’ meno ai giorni nostri. Sempre Lea Landi si offrì di presentarmi un spettacolo a Camogli, del quale avevo curato la regìa. M’invitò pure a far parte di una giuria regionale in occasione di un Festival di San Remo. E ancora, m’informava per tempo sui personaggi in transito per Radio Genova, venuti a registrare interventi o commedie. Questa era Lea Landi, monda da gelosie di mestiere, in un ambiente – quello del giornalismo ligure – oppresso da pochi cani sull’osso della notizia. Tramite Lei, quindi, conobbi Walter, così come pure Anna Magnani, la quale nella sua esuberante freschezza, mi siglò l’intervista con un sonoro bacione. Forse, per la mia giovane età, facevo tenerezza…
Walter Chiari, dicevo. Ero emozionatissimo, come solo lo può essere un ragazzino di fronte a un gigante del cinema e della televisione. Entrare in confidenza (empatia?) con il grande attore, mi fu facilitato dalla simpatia e dalla disponibilità che Walter dispensava a larghe mani, tanto da farmelo considerare come un fratellone maggiore, io ch’era figlio unico… Ad onta dei detrattori e dall’accanimento mediatico cui fu fatto oggetto negli ultimi, tremendi anni della sua vita. Lo dipinsero in maniera distorta e approssimativa e pochi gli si strinsero attorno, specie a Milano, dove solo pochi spiccioli di tempo prima era osannato e corteggiato da registi e produttori. Ma specialmente dal suo pubblico che aveva imparato ad amarlo e a seguirlo nelle sue peregrinazioni, nelle sue cadute e ricadute. Il pubblico perdonava tutto a Walter e lui ricambiava con gli interessi.
In Rai, ci trovavamo in un elegante salottino contornato da ampie vetrate, ove si scorgeva la luce rossa “on air”, e a registrare, in quel momento c’era Alida Chelli, superba, bellissima donna, ma di carattere mutevole, almeno così mi apparve quando si precipitò fra noi, ed escludendomi, prese a litigare con Walter. Il motivo dell’alterco non lo conosco – anche perché educatamente mi ero allontanato -, ma ricordo che l’attore ne uscì imbarazzato e intristito. Per cui l’intervista poteva considerarsi conclusa, e lui se ne dispiacque. Avrebbe continuato all’infinito a parlarmi dei suoi trascorsi pugilistici, dei suoi amori e dell’ultimo in particolare con la Chelli, per la quale arrivò a scusarla… Quando ci congedammo mi strinse vigorosamente la mano – un’abitudine che avevo anch’io e che conservo tutt’oggi – e di questo particolare, lui, sportivamente, si complimentò Non gli andavano a genio le persone con la mano flaccida. E neppure a me.
Ecco, questo è il mio piccolo ricordo di Walter, un ragazzone che definii fragile, emotivo, ma poliedrico e versatile sullo schermo come solo i grandi attori sanno essere. Certo, gli piacevano le donne: peccato mortale a quel tempo, in un mondo abitato da “diversamente maschi”. Ma non è forse così anche oggi? Una mano sul di dietro – e non solo quella – e un posticino nel cinema o in televisione lo trovi di sicuro. Che schifo? Perché, voi cosa pensavate?! (europa1.crevacuore@libero.it)
13:20
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12/03/2012
Ventennio voci nuove
CANTANTI EX VOCI NUOVE “DIMENTICATI”
A cura di Ennio Crevacuore
Direttore agenzia stampa Europa1
Come promessovi ecco una breve elencazione dei cantanti che, pur furoreggiando negli anni 60/70 e 80, fecero prima una gavetta, sottoponendosi al giudizio di severe giurie; delle quali facevo parte anch’io.
ALBERTO ANELLI con la canzone “l’Amore è l’amore” che fu anche sigla della trasmissione televisiva “Campo contro campo”, nel ’72.
ANSELMO con il motivo “Decidi tu”.
ANTONIO e CORRADO con “Solo un momento fa”.
MARIO BARBAIA con “Il Cammino”
LUCIANO BERETTA con “C’era tutta Milano”
ANGELA BI con “La prima pagina d’amore”
ANGELA BINI, “Resta qui”
LOREDANA BUFALIERI con “Tu che sei lassù” e vincitrice della IV Festa degli Sconosciuti, nel ’65, promossa da Teddy Reno ad Ariccia.
BUNNY, con “Il telefono”
LAURA CARLINI, “Canto per te”
LUCIANO CARO, “Occhi grandi”
ALESSANDRA CASACCIA con “Mi sentivo una regina”. Alessandra fu prima Voce Nuova, poi cantante professionistaq, quindi giornalista di vaglia
CLAUDIO CASTELLARI, “Cuore di ferro”
GRAZIELLA CIAIOLO, “Svegliarsi una mattina”
GIULIANA CORSO
DINO CROCCO, con “Romanzo”, cantato con il complesso “Gli scooters”. Dino è scomparso poco tempo fa ed ha cantato sino all’ultimo giorno. Impagabile la sua simpatia.
ELVIO CROMIDE e i Messengers, inventarono il Sound genovese
DELFO, con “Non credere a lui”
DIEGO, “A mio padre”
GIULIANO DE PRE’, con “In Via di Prè”, cantante prevalentemente folk, giganteggiava nelle sue interpretazioni in dialetto genovese accuratamente rivisitato. Giuliano è mancato poco tempo fa ma il suo ricordo resta soprattutto fra gli appassionati dello “slang” autentico genovese.
GIULIO DI DIO, “Ultima notte d’estate”. Un motivo indimenticabile.
RINALDO EBASTA, “Farufaru”
EMILIANA, “Passa il tempo passa”
ERASMO e i Titans, al secolo Carlo Cambiaso, rilanciò in Liguria “Pietre” di Gian Pieretti
FRANCO I e FRANCO IV, con “Ho scritto t’amo sulla sabbia”, un tenero, indimenticabile motivo.
GILDA GIULIANI, un mostro di bravura, poco capita per la sua voce “francese”, ma squisita in interpretazioni per fini intenditori. In Francia, infatti, se la contesero. Chi non rammenta la sua intensa e un po’ magica interpretazione di “Serena” ? “…un fiore in un bicchiere e poi c’eri tu”
GIULIANO, con “Che giorno è”
MARIO GUARNERA, “La musica è finita”
GUERRINO GUERRINI, cantante e sassofonista del complesso “The baby melody”
LE AMICHE, due indiavolate ragazze che con il motivo “Se mi vuoi un po’ di bene” ebbero più di un quarto d’ora di celebrità nel lontano (ahimè) 1965
BRUNA LELLI con “Cielo azzurro”
LEONARDO, “La nostra favola”. Ed aveva ed ha una voce veramente da favola.
LILLIAN, “Soltanto ieri”
LOLITA, “L’onda verde”
GIANNI MAGNI, “Il grattacielo”
GIANFRANCO MARTELLO, partecipò al Festival della Canzone di Venezia nel ’71 con un intenso motivo dal titolo “Amo Maria”
GIANNI MASCOLO, “Da quando sei andata via”; era la “voce” della casa discografica Ariston
MAURIZIO, “Era solo ieri”. Mi confidò: sono ragioniere, se mi va male con il canto entro in banca. Ma gli andò benissimo tant’è che si esibisce ancora oggi.
MARILENA MONTI, con “Un pianto di glicini”, Intensa ed emotiva interpretazione. Se c’è ancora il disco in circolazione, acquistatelo; per godervi tre minuti emozionanti. A mio parere Marilena Monti – che non s’è più sentita – meritava di più, molto di più. Ma il maledetto mondo dei discografici è crudele…E’ sempre stato crudele e talvolta addirittura bastardo. L’importante era, ed è, far passare i grossi nomi. Emblematico il caso di Pupa Coverlizza che, passata dal “Ed Sullivan Show” americano al “Clan” di Celentano, fu costretta a lasciare Milano in favore della meteora Cantù.
NICO e i Gabbiani, con il famoso “Parole”
OFELIA, grande interprete dalla voce alla Piaf. Interpretò, con l’orchestra di Pino Calvi, un long playn che comprendeva fra l’altro “La Vie en rose” e un magistrale e commovente “Signora fortuna”. Anche lei, come Gilda Giuliani, volutamente dimenticate. Eppure…
EDDA OLLARI, con “Acqua passata”
CARMELO PAGANO, “Chiedere te”.
PAKI & PAKI, con “Lascia stare Susy”.
PIERO PARODI, dopo un lontanissimo concorso divenne il folk singer della canzone genovese. Famoso il suo scioglilingua “Tiribitaraba”.
NOVELLA PASCALI, “Gocce d’acqua”.
LEI PATRIZIA, “Telatiridaduro”.
OTELLO PROFAZIO, con “Preludio”. Un cantante che non ebbe, non ha, non avrà bisogno di commenti favorevoli da chichessìa!
STELLA RINALDI, “Vivo cantando”. Una possente voce lirica, un’impagabile simpatia. Per fortuna sua e nostra, canta ancora.
CLAUDIO ROCCHI, “Indiscutibilmente”.
ROMMY, “I milioni d’Arlecchino”.
ROSSANO, “Ti voglio tanto bene”. Un’altra voce dimenticata. Un vero delitto discografico.
RICKY SHAYNE, “Dolcemente”. Nome straniero, ma autentico emiliano, quindi la voce non poteva che essere…dolce.
SILVANA, “Bugie”.
FRANCO SIMONE, “Ancora lei”.
STEPHAN, “Un mare di guai”
SUSANNA, “Non devi piangere”. Odiava le canzoni commerciali. Amava il Soul. Svettò alta con Summertime, cantò con Tom Jones e fu presentata da Corrado e Mike Bongiorno in diversi spettacoli. Figlia del re dei pianoforti, lo scomparso maestro Aldo Bossola, lei stessa diplomata, continua a cantare con quella sua voce cattivante e rapinosa. Mi rapì nel ’69 a Radiomontecarlo e poco tempo dopo la sposai a Roma.
GIANO TON, con “Amica mia” fu in testa alle classifiche per settimane negli anni ’70, poi… più
Nulla. Peccato.
UGOLINO, chi non ricorda il tormentone “Ma che bella giornata!” ? Ottenne un successo strepitoso nel ’69, poi non lo sentimmo più. Misteri discografici.
PER QUANTO CONCERNE I CANTANTI PARZIALMENTE DIMENTICATI DAI DISCOGRAFICI MA NON DA NOI, AVREI TERMINATO. E’ MOLTO PROBABILE CHE CE NE SIANO ALTRI. AIUTATEMI A RECUPERARLI. GRAZIE, PER ME E PER LORO!
IL VENTENNIO DELLE VOCI NUOVE, DAL 1950 al 1970
A cura di Ennio Crevacuore dell’agenzia stampa Europa1
ERO ARRIVATO ALLA VOCALE “O”. PROSEGUO CON LA LETTERA “P”
ALFREDO PACI
INES PADELLA
ANNETTA PAK
MICHELE PALERMO
GIULIO PANE
GIUSEPPE PANDOLFI
VINCENZO PANDOLFI
PIERO PARODI, il quale, come già detto, subito dpo un concorso fu lanciato con migliaia di dischi e cassette, nel folk genovese. L’ultima sua incisione è un CD imperdibile dal titolo “FUENTA”. Parodi è l’icona maschile del dialettale ligure, cui la versione femminile è Franca Lai della quale abbiamo già parlato.
PATRIZIA PAOLINI
ANGELA PAPARELLA
MARIA CRISTINA PARIS
SONIA PASQUI
CLAUDIA PASTORINO, divenuta poi una celebre scrittrice.
CLAUDIA PATONI
DOMENICO PEDULLA’
ROSINA PENCO
PINUCCIA PELLEGRINO
LOREDANA PERASSO, un nome che non ha bisogno di presentazioni. Voce incantevole, visino d’angelo, si diede alle canzoni genovesi, sverdendone e riportandone alla luce anche quelle dimenticate. Per anni in tournée all’Estero, è ritornata a Genova, sua città natale, ove prepara ancora nuove sorprese discografiche.
GIULIANA PERRI
FIAMMETTA PERUGIN
VALERIA PIAGGIO
SANDRA PICCINI
GIANNI PIGNATELLI
LOREDANA PIGNATELLI
PAOLO PIGNATELLI
CATERINA PILLINI
TIZIANA PINI
LUKY PISTOIA, prematuramente mancato, Luky lanciò in Italia “Buonasera signorina”, questo magari non tutti lo sanno. Cantante eclettico, dalla voce rauca da “nero-genovese” alla Fausto Leali,
era conteso dai locali Vip internazionali. Ma Luky era un modesto, così come tutti i genovesi. A lui piacevano i fagioli e li sapeva condire magnificamente. Ciao Luky, anzi… buonasera.
MARIA PISTRITTO
MAURIZIO PITTALUGA, ragazzo prodigio, al pari di Gigio D’Alessandro e di Pierino Di Salvo.
ALFREDO PODESTA’, come sopra!
EDO PODESTA’
MARA PODESTA’, cantante alla Sandy Show, ma ancora più carina, sbarazzina e con una personalità autentica, non artefatta.
MARIA GRAZIA POLLETTI
PATRIZIA POLI
POLIANA
CONCETTA POLIZZI
PINO PONZIO
FRANCA PRESSENDO
RAIMONDO PRESTI, del quale non basterebbe un libro per descriverlo. Canta, presenta, scrive e fa lo speaker. Siciliano ma amante del dialetto genovese, oggi lo parla meglio di noi. E noi avremo occasione di parlare più esaurientemente di lui perché lo merita.
GIUSEPPE PUGLIESE
VALERIO PUNGINELLI, anche lui della stessa batteria dei Di Salvo, dei Punzoni, dei Siano, dei D’Alessandro. Ragazzini prodigio snobbati da mamma Rai ma che oggi (se nel frattempo non fossero cresciuti) li catturerebbe insieme alla ridondante Antonella Clerici.
MARCO PUNZONI, vedi sopra|
PATRIZIA PUNZONI, sorellina di Marco, anche lei nella batteria femminile delle ragazzine prodigio, come la Caradonna, la Di Napoli, la Bajo…
Terminata la lettera “P”, ci vediamo presto con la “Q” e la “R”. Attendo sempre eventuali aggiornamenti. (Ennio Crevacuore/Europa1)
17:23
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08/03/2012
“LE PRIMEDONNE” a cura di Ennio Crevacuore dell’Agenzia Stampa EUROPA1
Storia, letteratura, scienza e arte sono ingiuste col sesso debole…In un libro catalogate le Donne che hanno fatto, disfattom fifatto l’Italia; ci sono tutte, o quasi: sante, ballerine, prostitute, assassine, scrittrici, giornaliste, scienziate, primatiste, ecc., da al quinto secolo a.C ai giorni nostri: da Acca Larentia a Iva Zanicchi, da Calpurnia a Ornella Vanoni, dalla madre dei Gracchi a Oriana Fallaci.
Protagoniste della vita, dell’economia, della potenza, le donne italiane del passato e del presente, furono e sono anche abili affariste e imprenditrici, sante o puttane, ginnaste o famose avvocatesse, giornaliste o criminali, andarono oltre al ruolo di sole madri, mogli, amanti, dame di carità, scrittrici, tenniste, paracadutiste…
“””””””””””””””””””””””””””””””
Cari amici, sto cimentandomi in una fatica improba: quella cioè di catalogare – in stretto ordine alfabetico, tutte le “Primedonne” che dal 5oo a.C, al 2012, hanno fatto, disfatto, rifatto l’Italia. Ne verrà fuori un dizionario assai consistente e venduto nelle librerie. Tuttavia ve ne offro un assaggio di modo che, gentilmente, mi possiate offrire consigli, suggerimenti e, perché no, anche aggiornamenti; giacché sono certo che ognuno di voi conoscerà almeno una donna divenuta famosa per qualche sua peculiarità. Ovviamente, “l’assaggio” che vi metto nel piatto è, per l’appunto, solo un aperitivo, e non è neppure in ordine alfabetico, così come invece lo sarà nel libro “Primedonne”. Vi attendo numerosi e vi prometto che insieme agli ovvi ringraziamenti, pubblicherò pure i nomi di coloro che mi avranno dato una mano. Un abbraccio. (Ennio Crevacuore/Europa1)
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
PINA RENZI – attrice e regista – 1900
PAMELA VILLORESI – attrice – 1900/2000
EMMA – cantante – 1900/2000
ISA MORANDO – prof. Di lettere e latino; dal 2011 anche scrittrice di pregio – 1900/2000
FRANCESCA PEZZOLO – medico volontario in Rwuanda e scrittrice – 1900/2000
ADELAIDE RISTORI – attrice di fama int.le, sapeva recitare anche in inglese e francese. Apprezzata da Cavour era una patriota molto legata alla monarchia sabauda – 1822/1908
ALESSIA – martire e santa - ?
CUNEGONDA – regnante e quindi santificata - ?
STEFANIA PASQUALINI – cantante swing – 1900/2000
SUSANNA – cantante soul, esordiente a Radiomontecarlo nel ’69 – 1900/2000
DORIAN GRAY – nota attrice di cinema e rivista negli anni ’60 e ’70. Il suoi vero nome era Maria Luisa Mangini. Recitò con Macario, Totò, Sordi, Tognazzi, Vianello e molti altri. Morì suicida nel 2011 a 75 anni – 1936/2011
FEDERICA BRIGNONE – Campionessa int.le di sci – 1900/2000
STEFANIA CUROTTO – coiffeuse della Valle Sturla/GE, chiamata nel 2011 a San Remo per acconciare i divi della kermesse canora – 1900/2000
FULVIA CANALE – 107 anni nel 2011 (!), decorata pontificia, tesoriera per moltissimi anni del gruppo delle Volontarie di Sarzana/SP – 1904/?
KARINA VALLE - E’ l’architetto che ha progettato, nel 2010, ben 24 edifici blindati nello Yucatan, dove si sono rifugiate 38 famiglie italiane che in questo modo hanno pensato di proteggersi dalla “fine del mondo” nel dicembre del 2012 – 1900/2000
ADA PROSPERO GOBETTI – Partigiana. Straordinaria figura di donna che condivise con Piero Gobetti la sua “prodigiosa giovinezza” e che, vedova a 24 anni, alleva suo figlio sino a combattere con lui la guerra partigiana. Fu anche traduttrice e scrittrice di vaglia – 1968
ELISABETTA PIERAMI – Comandante della Capitaneria porto di Alassio – 1900/2000
ANNE-RITA CICCONE – regista – 1900/2000
ANNA TASCA LANZA D’ALMERIA – per decenni ambasciatrice della Sicilia del gusto e delle tradizioni enogastronomiche. Autrice di molti libri sull’argomento, aveva creato una scuola presso la tenuta di famiglia a Regaleali – 2010
CHIARA BISSO – soprano – 1900/2000
TULLIA D’ARAGONA – cortigiana rinascimentale, amante fra gli altri di Bernardo Tasso, padre di Torquato. Poetessa e animatrice di un salotto letterario frequentato dai maggiori eruditi del suo tempo – 1510/1556
LICORIDE – Schiava e attrice a Roma, divenne addirittura la “concorrente” di Cleopatra. Effettivamente fu amata anche da Marco Antonio per il quale aveva optato la regina d’Egitto dopo la morte di Giulio Cesare. Inveterato donnaiolo Marco – oltre che con altre concubine – si addolcì l’animo (e non solo!) pure con Licoridc. Seppur indirettamente ella influì sull’arte, abbandonando anche Gaio Cornelio Gallo, prefetto d’Egitto e poeta, il quale per la tristezza, compose poesie e fu considerato l’iniziatore dell’elegìa latina – I Sec. a.C.
ANNALISA PARADISO – acuta scrittrice e docente presso l’Università della Basilicata – 1900/2000
MILENA MANZI – Scalatrice e presidente del CAI nel 2010 – 1900/2000
ORIANA FALLACI – Giornalista. Prima donna inviata di guerra e famosa scrittrice – 2009
ERICA ZAMBONELLI – Giornalista – 1900/2000
ANNIA FAUSTINA – Imperatrice romana. Fu una delle tre mogli “legali” di Eliogabalo; questi la sposò sia per acquistare prestigio - ambedue i suoi genitori erano parenti di Marco Aurelio – sia per dare stabilità a un regno che era compromesso dalla sua debolezza e dai suoi vizi – 221 d.C.
ROSANGELA VINCOLI – Nota giornalista genovese, famosa per la sua bellezza e per gli scoop che facilmente riusciva a escogitare. Giovanissimo, ebbi l’onore di fare qualche servizio con lei per il quotidiano “Il Lavoro” di Genova, intorno agli anni ’60 – 1998
CLELIA – Eroina leggendaria. Si trovava tra gli ostaggi dati dai Romani a Porsenna, ma coraggiosamente riuscì a fuggire. VI Sec. a.C.
TITTI MARRONE – Giornalista – 1900/2000
NILLA PIZZI – cantante dagli albori della musica leggera che parlava al cuore degli ascoltatori. Fu soprannominata “Regina della canzone”. Uno dei suoi successi – tradotto in tutte le lingue – fi “Vola Colomba” un inno alla liberazione di Trieste oppressa e, per estensione, della libertà di tutti i Paesi sottomessi alla dittatura. Nilla Pizzi cantò sino all’ultimo anno della sua lunga vita. – 2011
LUISA FERIDA – Attrice degli anni ’40, moglie dell’attore Osvaldo Valenti, il quale aderì al nuovo Stato fascista, entrando nella X Mas. A Milano, entrambi furono straziati con raffiche di mitra dai partigiani. – 1944
LUISA ALESSANDRI – leggendaria assistente dell’attore Vittorio De Sica – 1900/?
MIRANDA BONANSEA – Ex bambina prodigio della RAI , eccellente doppiatrice cinematografica, nonché prima moglie del celeberrimo cantante Claudio Villa, coevo di Nilla Pizzi, Carla Boni, Tonina Torrielli, Flo Sandow, ecc.
LUCIA MANNUCCI – Unica donna facente parte del “Quartetto Cetra”, famosissimo complesso vocale sino agli anni ’80. Celebre il loro motivo “Nella vecchia fattoria”. La Mannucci era nota anche per la sua voce eclettica, duttile e versatile che si prestava per qualsiasi genere musicale – 2012
LEA LANDI – Speaker di Radio Genova negli anni ’60. Era una bellissima donna e una brillante conversatrice – 1900/?
ANNA MARIA SANETTI – speakerina di Radio RAI negli anni ’50, condusse una singolare trasmissione per ragazzi – Radiocircoli in Circolo - nei panni di “Motoperpetuo”. Il programma radiofonico, guidano dal compianto regista Oreste Gasperini, mirava a preparare i ragazzini al giornalismo e molti, compreso il sottoscritto, ci arrivarono limando a priori i congiuntivi – 1900/2000
DONATELLA TROTTA – Giornalista – 1900/2000
ANGELA PADRONE – Giornalista – 1900/2000
ANNA PISANI – Giornalista – 1900/2000
ITALIA ALMIRANTE – celeberrima diva del muto – 1900/?
MARIA GIOVANNINI – Romana, fu la prima valletta del telequiz “Lascia o Raddoppia?” condotto da Mike Bongiorno. Venne però sostituita dopo poche puntate perché, presentando il programma, aveva annunciato che andava in onda “dal teatro della Scala” invece che dal teatro della Fiera di Milano e, imbarazzata per l’errore commesso, era quasi scappata davanti alla telecamera. Negli anni ’60 in Rai si era molto severi. Oggi la Giovannini sarebbe stata promossa… - 1900/2000
ARIANNA DI GENOVA – Giornalista – 1900/2000
MARIA GIRARDO – Presidente dei Beni Culturali a Napoli – 1900/2000
ELEONORA GIORGI – Attrice di buona caratura. “Ebbe un figlio – scrive in un suo libro autobiografico Cristiqn De Sica – per il quale tutti dicevano che era mio. Invece sembrava fosse di Augusto Martelli.” – 1900/2000
ADRIANA MASCARO – Medico specializzato nella difficile tecnica chirurgica “vitreo-retinica” – 1900/2000
ELENA VALENZANO – Organizzatrice della consegna dei David di Donatello. Era stata l’amante di Ciano negli anni ’30. Ebbe poi un grave incidente d’auto dove rimase ucciso il figlio dell’attore Petrolini – 1900/?
EUGENIA BOLOGNINI – Detta la “Bolognina”, era duchessa e moglie del corrotto e ambizioso Giulio Litta Visconti. Questi divideva la moglie con Umberto I in cambio di agevolazioni nei suoi commerci – 1892
PETRONILLA CARILLO – Giornalista – 1900/2000
CARLA ERRICO – Giornalista – 1900/2000
NICOLETTA – cantante in coppia talvolta col cantante belga Adamo negli anni ’60 – 1900/2000
TINA DE MOLA – soubrette di grande spessore artistico – 1900
GILDA MARINO – ballerina nella compagnia di spettacoli di Billi e Riva – 1900
ISA BARZIZZA – attrice teatrale notissima nel dopoguerra – 1900
MARIA BADALONI – donna politica e, nel 1953, organizzatrice del Movimento dei maestri cattolici – 1900
RITA STAZI – Milanese 21enne diplomata in ragioneria. Nel ’53 si recò – crocierista ante litteram - a New York per partecipare a Miss Universo e, con l’occasione, per incontrare il suo fidanzato, sergente dell’aviazione americana, conosciuto l’anno prima… a Londra – 1900
DEBRA PATTA – Cosentina 31enne, nel 1996 sposa Mweeli Mzizi, sovrano di circa 7 milioni di Zulu. La cerimonia s’è tenuta a Johannesbourg e testimone della coppia fu Nelson Mandela – 1900/2000
ELOISA CIANNI – Miss Toscana 1952 e Miss Europa 1953 – 1900/2000
PATRIZIA LARI – bellissima esordiente cinematografica, rinunziò al grande schermo, nel 1953 per porsi a disposizione dell’amica Soraya, onde recarle conforto e compagnia – 1900/2000
OLGA OSSANI – Giornalista e donna bellissima, intelligente e sensibile. Fu amica e collega di Matilde Serao – 1900
LAURA TOSCANO – Nota scrittrice genovese, soggettista e sorella del compianto Fotoreporter Salvatore Toscano – 1900/2000
MARCELLA MARIANI – Miss Italia, attrice nel film “Senso” di Visconti, muore prematuramente in un incidente aereo – 1955
SILVIA GUIDI – Giornalista 36enne fiorentina, è la prima (e forse l’unica) donna ad entrare presso la redazione dell’Osservatore Romano – 1900/2000
KETTY BARBERO – Cantante 19enne. A quel tempo ancora minorenne. Fu una delle prime ragazze ad apparire nuda su di una rivista per soli uomini. Al sottoscritto dichiarò che lo fece per guadagnare quel tanto che le permettesse di curare la mamma gravemente malata in quel di Alice Bel Colle, un ridente paesino del Monferrato. L’intervista, con foto del noto Beppe Pandullo, apparve nel ’68 su Tribuna Illustrata – 1900/2000
PIA BELLENTANI – Contessa. Fredda con un solo colpo di pistola Carlo Sacchi, l’amante dal quale non era più ricambiata. Si era nel 1948, inaugurando così un lungo periodo d’efferatezze. – 1900
GIOCONDA DE VITO – Celeberrima violinista pugliese – 1900/2000
ROSETTA PAMPANINI – nota soprano del primo ‘900 e futura zia dell’attrice Silvana Pampanini – 1800/1900
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Ecco, ragazzi, queste non sono che una fettina delle migliaia di donne, madri, figlie e zie che appariranno sul libro “Primedonne”. Vi rinnovo l’invito ad inviarmi nominativi di vostre conoscenti; ma pure qualche curiosità attinenti alle medesime. Grazie. (Ennio Crevacuore/Europa1).
Molto presto riprenderò la rubrica “Il ventennio delle Voci Nuove”. Siamo giunti alla lettera “P”.
Anche in questo caso, se rammentate qualche nome di giovanissimi (a quel tempo!) che si cimentavano in concorsi per voci nuove, bene, segnalatemelo. Anche se l’ordine alfabetico è stato sorpassato, sarà mia cura segnalarlo nei “recuperati”. Ancora grazie per la collaborazione.
MI E’ STATO SEGNALATO CHE HO DIMENTICATO NELLA PENNA IL NOME DI CANTANTI CHE, FAMOSI NEGLI ANNI 50/60 e 70, PARTECIPARONO ANCHE LORO A CONCORSI PER VOCI NUOVE O, QUANTOMENO A AUDIZIONI. DAL PROSSIMO LANCIO, APPARIRANNO ANCHE LORO, PARTENDO DA ALBERTO ANELLI . “L’AMORE E’ L’AMORE”, RICORDATE? FU ANCHE SIGLA DELLA TRASMISSIONE TELEVISIVA “CAMPO CONTRO CAMPO” NEL LONTANO MA MAI DIMENTICATO 1972.
Alla prossima volta!!
13:59
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16/02/2012
IL COMMENTACCIO
a cura di Ennio Crevacuore
Panta Rai
CELENTANO, ULTIMO FANGO A SANREMO
(Europa1) – Che preti e frati non eccellano in ars oratoria è risaputo, eccetto i famosi padri Virginio Rotondi e Lombardi, ma ormai è cosa dell’altro ieri. Ai giorni nostri, e non solo, nessuno s’è mai soffermato su questo importante truismo. Nessuno in seminario si è preso la briga d’insegnar loro a esporre ai fedeli qualcosa di più aderente alla realtà quotidiana, e con voce meno cardinalizia; anche perché è risultato dai sacri testi che Gesù Cristo fosse d’indole piuttosto virile, nell’esporre le sue sacrosante ragioni. Ed è così che ci piacerebbe sentirli i nostri preti, Papa tedesco compreso, che Lui il posto fisso lo tiene e non s’annoia, quindi potrebbe allenarsi e far allenare vescovi, monsignori e preti ad una pregnante omelia.
Tuttavia, da qui a farneticare che “gli ultimi saranno i primi”, rifacendosi, non ai poveri (che a quelli ci pensa Don Gallo che li ha in esclusiva), bensì ai fedeli stipati in fondo alla chiesa, beh, sembra proprio un bello scivolone sulla classica buccia di banana.
Preceduto da apocalittiche esplosioni e spettatori in fuga, ecco l’attesissimo (attesissimo?) vate Celentano, il quale si dà subito a sbrinare il gelo. Là dove poco prima erano piovuti cazzi, merde e coglioni – tanto che sembrava d’essere a Zelig – adesso Adriano attenta duramente alla verginità di Avvenire e Famiglia Cristiana, senza manco riflettere che un pizzico di ipocrisia la emettono quotidianamente anche l’Unità e Repubblica. Perché Don Celentano è come se sparasse ad alzo zero sulla Croce Rossa, in quanto Avvenire e Famiglia Cristiana, sono anodini, e se bene non fanno, male nemmeno; anzi, come certe amare medicine, sono giornali utili per riflettere. Io che ad Avvenire, presso la redazione romana, ci ho lavorato, so come vanno le cose; posso assicurare che Nostro Signore è tenuto nella massima considerazione, ci mancherebbe altro! Prosegue il Molleggiato (ma già un po’ scricchiola) con predicozzi banali e carburati da frequenti e abbondanti libagioni con acqua minerale, che probabilmente iniziano ad arruginirgli la sinapsi. Ma dev’essere soprattutto l’ingorgo idraulico della pompa protonica e l’impellenza di una strategica ritirata in bagno, ad ottundergli il cervello. Tanto da fargli declinare scemenze in tutte le salse: peccato, lussuria, Montezemolo, alta velocità, no meglio la bassa per godere il panorama (applausi dai pecoroni), estasi, violenza, miseria e nobiltà, eccetera, per un’eccitante mezz’ora di altrettante cazzate.
Non basta: appare che Celentano e Vendola si fidino e confidino in Don Gallo (ma solo perché è di sinistra). C’è da obiettare che, a mio parere, don Gallo sbaglia, anche con tutto il bene che può fare ai poveri. Ha sbagliato sin dal G8, quando ha appoggiato i violenti e condannato la Polizia . E questa è una cosa gravissima, specie per un sacerdote. Ma Celentano e Vendola lo appoggiano ugualmente. Contenti loro, cantanti loro, contanti loro…
Significativo, ma vergognoso agli occhi dell’Europa e del mondo, ciò che è avvenuto dopo l’inizio del Festival, annunciato dalla sigla dell’Eurovisione (che è poi il preludio al “Te Deum H.146 di Marc-Antoine Charpentier”), nostalgica introduzione sin dai tempi di “Giochi senza frontiere”. Che ai giovani proprio non dice nulla. Potevano suonare anche “Faccetta nera” ma i figli di papà, appollaiati in platea, non si sarebbero mossi di un millimetro. Ops!.. (europa1.crevacuore@libero.it)
19:04
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02/02/2012
IL COMMENTACCIO
a cura di Ennio Crevacuore
Zuffa inglese
DALLI A SCHETTINO, DALLI A BERLUSCONI, DALLI AGLI ITALIANI…
(Europa1) – Al di là di Schettino, al di là di Berlusconi, al di là della pizza, del mandolino e di Pulcinella, tutti in blocco ormai superati dalla velocissima successione di nuovi eventi (altre navi colate a picco, altri presidenti carnevaleschi, altri buffi personaggi con l’ombrello anche se non piove, perché potrebbe piovere), intenderei esprimere alcune riflessioni circa il trattamento che la stampa inglese ciclicamente riserva a noi italiani: commenti non proprio idilliaci di certa carta d’oltre Manica nei riguardi del Bel Paese, dei suoi inquilini, e opinabili quanto inquietanti retaggi mediterranei. Infatti, secondo il Sun, quotidiano popolare albionico, noi siamo “un popolo da barzelletta”, “i militari posseggono carri armati con una sola marcia in avanti e tre indietro…” L’articolo firmato da Mike Ridley, osserva pure che il nostro Paese “è un disastro (e su questo nulla da eccepire: ce ne siamo accorti da soli)), ma quando il disinvolto articolista arriva ad affermare che “esistono almeno 20 punti per dimostrare l’inferiorità della razza mediterranea”, allora m’incazzo.
Giova ricordare al suddito della regina che già duemila anni or sono, quando un certo Cesare Giulio Caio – non un tizio qualunque – li andò a stanare, non ebbe la possibilità d’intervistarli perché al posto dello stilo usavano ancora la clava e…si dipingevano la faccia di blu?
E’ utile altresì rammentare loro, d’essere talmente immaturi, ombrello a parte, da continuare a mantenersi una regina come emblema del Paese; ad ogni pié sospinto invocano Dio che la salvi dalle intemperie: “God Save The Queen”, e il buon Dio, nella Sua infinità misericordia non si distrae mai e non deve tuttavia fare una gran fatica a salvarla, in quanto Sua Maestà, possiede sufficienti mezzi, “succhiati” un po’ a tutti i sudditi, per mantenersi con dignitosa agiatezza…
Le tracotanti sgradevolezze nei nostri riguardi non finiscono qui. C’è di peggio. Loro ce l’hanno con le “buffe” piume degli alpini o di quelle dei bersaglieri che “corrono corrono e non arrivano mai…” Anche in quest caso gioverebbe rammentar loro, le sberle, le botte, gli chiaffi che si son presi, nel corso dei secoli, un po’ da tutti i paesi europei, nostro compreso. Rammentano, lor signori, dell’iniquo macello nella battaglia di Balaklava, dove seicento cavalleggeri si suicidarono per l’incompetenza dei loro comandanti? Già, perché il nepotismo e le cariche militari comprate a fior di sterline, a quel tempo distruggevano interi eserciti, ivi comprese le famose Giubbe rosse, condannate a priori, in virtù proprio del colore della divisa, che ne faceva allegre sagome da tirassegno da parte degli avversari.
Una delle poche cose che hanno fatto bene gli inglesi è il Genoa, my God!... (europa1.crevacuore@libero.it)
08:24
Scritto da: europa.1 (Webmaster)
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23/12/2011
IL COMMENTACCIO
a cura di Ennio Crevacuore
IL 2012 SARA’ UN ANNO DA DIMENTICARE O SARA’ LUI A DIMENTICARSI DI NOI?
(Europa1) – Cari amici, augurarvi buon Natale e, soprattutto, buon anno, mi sembra una mascalzonata, proprio adesso che siamo tutti nell’occhio del ciclone tecnico-fiscale, E come piacevolissimo “cadeau”, il 2012 sarà pure bisestile che, per i superstiziosi ad oltranza, rappresenta il massimo della sfiga, quasi come se piovessero gatti neri. Ma non basta. Certe cassandre stipendiate ci garantiscono la fine del mondo per il 21 dicembre del prossimo anno: un appuntamento imprescindibile per una crociera “last minute” nell’aldilà. Si tratta di jettatori che si rifanno ad antiche profezie risalenti a incazzatissime civiltà precolombiane, i famosi Maya. Questi neppure supponevano l’esistenza di un “mondo” esterno al loro, inquilini com’erano di giungle tropicali costituite da intrichi d’alberi, liane, arbusti spinosi, more velenose, ossi di pollo e fettine di salame. Pure scherzandoci sopra, molti hanno preso sul serio questo anatema. Ultimativo e perentorio invito di fine gestione su questa terra, per cui vorrebbero “scendere prima”. Ma non sapendo dove andare, sconfinano, già da ora, presso baite abbandonate, catacombe abissali o presso casermoni underground, tipo metropolitana blindata; pronti a sfidare meteoriti, tzunami, maremoti, piogge di fuoco, eruzioni cutanee, flagelli d’ogni genere.
Sticaz!.. Se proprio deve accadere, l’unica ovvia soddisfazione potrebb’essere quella di averla fatta in barba a “certi” creditori. Azzerato il tutto, non si fanno prigionieri, i pochi superstiti verranno abbattuti, nessun postero a criticare. Amen. E’ una bufala, maremma maiala! E che Dio ci assista. Buon Natale, Buon anno! malgrado tutto. (europa1.crevacuore@libero.it)
14:09
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06/12/2011
IL COMMENTACCIO
a cura di Ennio Crevacuore
Porca Iva…
GOVERNO TECNICO: UNA CORTE TRAGICOMICA E PERICOLOSA
(Europa1) – Ebbene sì, lo confesso: a me i professori – salvo qualche rara eccezione femminile – non so per quale recondita ragione, mi sono sempre stati sullo stomaco: dal ginnasio, al liceo, all’università. Ed ora me li ritrovo addirittura al governo! Quando è troppo è troppo e più del troppo pare ci sia solo l’infinito. Liverani, che fu il mio capo quando facevo pratica presso la redazione romana di Avvenire, può confermarlo. L’Infinito è solo Lui e pochi sono in grado di arrivarci: si contano con un dito. E con un dito questi prof. d’alta montagna, pare proprio che vogliano toccare il Cielo. Ma considerando che la “botte e piccola per noi, troppo piccolina” e la moglie brilla non l’abbiamo ancora e, non solo, non abbiamo neppure la remota speranza che un geniere di buona volontà ci costruisca un ponte dei sospiri che travalichi quest’odissea di drammatici soprusi, ebbene, cosa ci resta da fare? Forse quattro risate insieme alla Grecia? Poiché con la Germania c’è poco da ridere e con la Francia si piange a dir8, non rimane che rivolgersi a San Gennaro o al Signore (che è mio Zio, essendo io nipote primo di una Suora che, per antonomasia, l’ha sposato). Mi sto incartando. C’è da dar di matto.E i tempi sono maturi per ripopolare i manicomi. Dove, notoriamente, trovi persone serie con cui fare progetti per il futuro.
Ho scoperto anche un nuovo acronimo: Imu! In latino vorrebbe dire “Infimo” e/o “toccare il fondo”, mentre in soldoni italiani, vorrebbe dire “Imposta Municipale Unica” che sarebbe poi la vecchia Ici sulla prima casa. Ici suonava male alle orecchie accorte dei professori. Quindi Imu. Invertendo il nome degli acronimi il valore non cambia. Abbiamo proprio toccato il fondo. Stiamo raschiando la feccia della botte, ma più giù di lì non si può scendere. Come siamo caduti in basso! Il tempo dei Cesari è tramontato. Mario, Silla, Giulio, Ottaviano, Traiano, Costantino, da lassù (o da laggiù, a seconda dei casi, se la ridono da matti). Più recentemente Fanfani, Andreotti, Pertini, Bertinotti, Buttiglione, Moro. Persone serie, preparate, altro che Terzo pollo!
Quando scrissi (ahimè) che auspicavo di vedere “facce nuove”, non intendevo – sia chiaro – che fosse Berlusconi a portar via i tacchi, bensì che facce e fecce variamente colorate cambiassero ragione sociale o che emigrassero presso lidi ove li avrebbero presi sul serio, tipo Africa nera. Adesso Silvio se la ride sotto i baffi che non ha, perché solo che lo avesse voluto avrebbe operato come il Monti. Se non l’ha fatto non à stato solo per la paura di perdere di popolarità. Non l’ha fatto perché sapeva come avrebbero reagito gl’italiani. Il primo impatto sarebbe stato d’ilarità (Silvio scherza sempre, lascialo fare), il secondo di sconcerto, poi di spaesamento, quindi di rabbia. Ma questa volta, non di rassegnazione. Oggi non ci rassegniamo. E se TUTTI noi non ci rassegnassimo, cosa farete? Ci porterete in galera?? Ci sono ancora posti e pasti liberi?!
Leggo con le lacrime agli occhi che “mancano gli approdi per le barche di grosso cabotaggio”. Cos’è, una presa per il c…? Non ci si vergogna a scrivere cose simili quando il 90% di noi non possiede neppure un gommone?..
Penso di aver reso l’idea. Se non l’ho resa, la tengo per me. (Ennio Crevacuore@libero.it)
Sopra e sotto i Monti
LACRIME, SANGUE E TANTA ACQUA
Genova (Europa1) – Italia, patria di santi e di eroi. Italia, patria di navigatori. Italia, patria del Diritto e del Rinascimento. Italiani, figli di una stirpe millenaria, figli della razza dei Cesari, di Leonardo e di Galileo, di Michelangelo e di Giotto. Nel passato.
Tutto questo negli anni che furono o al solito, quando ci obbligano o ci obbligheranno, prima o poi, a diventare carne da cannone in qualche parte della terra. In Africa, in Russia, in Grecia, in Albania, magari con le scarpe di cartone come al ponte di Perati e il 91 a caricamento ordinario contro gli Sherman da 35 tonnellate. Allora siamo santi, eroi, navigatori, figli di questo e di quello. Siamo stati anche figli dei fiori. Qualcuno ha scritto che siamo pure figli di mignotta, ma questo è un altro discorso.
Attualmente siamo soltanto dei Santi e figli di nessuno. Sì, perché soltanto dei santi possono stringere i denti e ingoiare lacrime e sangue, rimboccarsi le maniche e lavorare come disperati notte e giorno a ricostruire, senza ribellarsi ai disastri che ogni anno piombano sulle nostre teste.
Firenze, il Polesine, la Campania, la Calabria, la Sicilia, il Piemonte, le Cinque Terre, Genova…Il capoluogo ligure, ultimo (o penultimo?) nella cronologia dei disastri ambientali di una nazione che sembra stare a galla per miracolo. Un bilancio terribile: morti, dispersi, centinaia di feriti, quarantamila disoccupati, piccoli artigiani sul lastrico, commercianti rovinati, centinaia di milioni di danni, industrie pesanti fuori uso, mentre Monti, montagne e colline ci chiedono ulteriori – dico ulteriori – sacrifici…
Ricostruiremo tutto, certo, ricostruiremo tutto meglio di prima. E gli operai, gli artigiani, i piccoli commercianti sul lastrico, la povera gente, si rialzeranno fieri, ancora una volta, come un manrovescio sulla faccia di chi ci comanda senza meritarci.
L’eterno destino del più malleabile, eclettico, umano e intelligente popolo d’Europa (checché ne pensino Francia e Germania), popolo che ha radicato nel suo animo, più di ogni altro, il senso del diritto (che ha insegnato a tutti quelli che ancora si dipingevano di blu) e del giusto, pare ora essere quello di aver dei padroni che comprendono soltanto i risultati delle calcolatrici al termine delle elezioni. Tanti x voti alla cricca di Tizio, tanti y voti alla gang di Sempronio, tanti z voti alla masnada di Caio. Quindi, come da sempre, lotta intestina tra Tizio, Caio e Sempronio. E ci perdoni il cantante Sempronio che qui non c’entra per nulla.
Licio, invece, che di voti ne ha presi pochini, avrà ugualmente una favolosa poltrona in qualche inutile, sperduto, infruttuoso ente. Sottogovernerà, sarà Eccellenza, avrà macchina blu e autista gratis, così da poter mandare sua moglie a far la spesa con la scorta della camorra. Intanto chi paga il pizzo è quella gente che, trovandosi a terra (o sotto) non scalpita, non urla; si tira su semplicemente le maniche e lavora.
Lasciate che diciamo che anche noi siamo stati con i piedi a bagno, qui a Genova; non è che noi giornalisti siamo dei privilegiati. Perfino la Rai era allagata, ma tutti ci siamo arrangiati, anche se assediati da destra e sinistra da torrenti e fiumiciattoli che continuavano a straripare. Il Governo? Non ci ha mai dato nulla prima e non ci darà nulla dopo. Perché, questo è bene che si sappia, se Europa1 ambisse a una sovvenzione governativa, dovrebbe prima assumere almeno cinque giornalisti e un praticante. E come li pagherebbe? Ma certo, con i contributi governativi. Che non basterebbero a pagare neppure un fattorino… E comunque questo è un altro discorso che interessa poche persone addette ai lavori. Perciò.
I signori della politica non hanno saputo studiare un piano intelligente di rimboschimento (prima misura preventiva contro le alluvioni), non hanno saputo costruire una buona canalizzazione dei fiumi con solide opere di difesa. Anni e anni senza sfruttare le capacità di migliaia di laureati in geologia, tuttora disoccupati, salvo qualche rara eccezione. Per contro, ci regalano (con i nostri quattrini, non dimentichiamolo, mai), le piste che sprofondano, i villaggi agricoli mai abitati, senz’acqua e a venti chilometri dai campi di lavoro; rovesciano milioni di euro in inutili sussidi a delinquenti travestiti da industriali (vedi il cosiddetto Mezzogiorno) che un bel dì falliscono e si squagliano, ma poiché sono amici di amici di un pezzo da 90 e tengono famiglia, tutto finisce lì. Chiaro? Sopravviveremo, almeno noi liguri, malgrado i politici. A noi, piccoli bastardi, che paghiamo pro capite più tasse di ogni altra città d’Italia e che oggi ci troviamo con più di 40mila disoccupati e milioni di danni… Buona parte di ciò che ha evidenziato “Striscia” è stato vanificato. Da chi? E perché?
Adesso giù il cappello, inchiniamoci, e con tutta la nostra statura morale ringraziamo: grazie per la mancata opera di canalizzazione delle acque, grazie per il mancato rimboschimento, grazie per i ponti che crollano, grazie per i villaggi agricoli disabitati, grazie per la radicale distruzione di tutte le mafie, anche quelle che si annidano nelle carceri e in qualche altro posticino a tutti ben noto, fuorché a chi potrebbe snidarli; e grazie ancora per i milioni al vento, grazie per l’aria da basso impero che respiriamo, grazie per gli enti inutili, grazie per la droga che continua a circolare, grazie per gli intoccabili grandi evasori. Grazie per tutto quanto ci avete fatto. Grazie, infine, al Signore, per averci fatto giornalisti e non politici. (La redazione di Europa1)
16:48
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02/12/2011
IL COMMENTACCIO
a cura di Ennio Crevacuore
SAPORE DI MALE: OVVERO GIORNALISMO DA PSICHIATRIA
(Europa1) – Con la medicina c’entra solo dalla porta di servizio, semmai è di competenza del giudice o, addirittura, dello psichiatra; tuttavia una impellente necessità mi urge nella penna.
Il fatto.
E’ uscita in edicola una rivista che a iniziare dalla testata chiarisce già il contenuto: Il Male, che una volta, tant’anni fa, si chiamava Il Sale ed era altrettanto repellente.
Su Il Male, militano i più bei nomi e cognomi dell’aristocrazia satiresca nostrana… Disgraziatamente però la canzonatura non è da Vernacoliere, perché qui scade nella più vieta e bassa meschinità, volgarità boccaccesca e scurrilità d’angiporto; tanto più meschina quanto più ci si accanisce con abietta, spregevole e vile determinazione contro le istituzioni sacre e, in particolare, le suore o la Santa Vergine.
Fino al momento in cui ci si limita a prendere per i fondelli l’uomo politico, beh, si può anche chiudere un occhio – e probabilmente lo avrà chiuso anche il politico stessso, ridendone per primo, forse sottilmente pago che qualcuno gli abbia rammentato una goliardica virilità – ma quando lo sberleffo gratuito sconfina e straripa con il vilipendio alla nostra religione, la vigliaccata sta proprio lì: perché è universalmente risaputo che suore e Madonne non possono difendersi e “Il Corriere della Suora” non è ancora in edicola.
A noi giornalisti – specie in questi giorni di terrore pecuniario – ne dicono di tutti i colori: un arcobaleno d’invettive, più o meno giustificate, ma in ogni modo nessun lettore ci ha mai tacciati di vigliaccheria, neppure le brigate rosse. Auspicheremmo che non ci fosse affibbiato adesso anche questo epitoto infamante, giustificandolo col fatto che pseudo intellettualoidi dopolavoristi di sinistra, annidatisi nella sfera giornalistica, si trastullino voluttuosamente a scaricare sulla carta stampata i sedimenti subconsci del loro fecale retrobottega. (europa1.crevacuore@libero.it)
08:07
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07/11/2011
IL COMMENTACCIO A CURA DI ENNIO CREVACUORE
VOGLIAMO FACCE RUSPANTI!
(Europa1) – In questa Italietta mediocre e stracciata, inflazionata dal crimine, dagli scandali, dalla corruzione, c’è ancora chi si mette l’anima in candeggio, e, sospirando, guarda al passato come ad una purga liberatoria, o al futuro come ad un tranquillante di sicura efficacia. Compito della stampa non è certo quello di gettare allarmismo o creare lo scompiglio tra l’opinione pubblica, ma, perbacco! allorquando quest’opinione è sopita, plagiata dal tartufismo politico, dal condizionamento di certi mass-media, allora è doveroso battere le campane a martello.
Questi allevatori di pollame, che sono poi i nostri cari politici, pensano che noi (i polli anzidetti), si debba continuare in eterno a subire le conseguenze degli sbagli, dei malumori uterini delle isteriche impennate governative.
L’atmosfera – inutile nascondercelo – è greve di crisi (sintomatico il fatto che c’inquinano l’aria e non chiedono neppure scusa!), di disaggregazione sociale, di infantilismo, di atteggiamenti devianti e provocatori. Il tono smaccatamente tribunizio e apocalitticamente ultimativo con il quale i nostri governanti impongono balzelli, tasse, limitazioni ed altri assurdi sacrifici per fronteggiare una crisi che loro stessi non hanno saputo prevenire, contrasta e stride con il loro abituale ‘modus vivendi’: che non è certo il tenore di vita di un parroco di campagna, di un medico condotto o di un operaio della Fiat.
Mentre intorno a noi la produttività aziendale cade in verticale e a paurosa voragine valutaria stà mietendo le prime vittime dell’Euro, c’è chi si permette ancora vetture blu con autista e benzina a carico dell’utente (vedi gallinaceo), autisti gallonati, segretarie, cinque uscieri per piano, telefonini con il canone gratuito, e, finanche, la televisione con il canone privato… Non parliamo poi di altri favoritismi clientelari, sullo stile dei frequenti viaggi con fornicazioni presso banche svizzere o aerei dell’esercito che poco all’esercito servono, ma tanto per i ludi domenicali di certe persone.
E tra costoro, si blatera, si vaneggia, si delira, di aumentare un tantino di qua, di ritoccare un pochino di là! Sarebbe giunta l’ora di dire basta. Ne abbiamo le scatole piene: non tolleriamo più di vedere facce paleolitiche, a qualsiasi cromatismo politico esse appartengano. Vogliamo visi ruspanti, perché da volti nuovi potrebbero scaturire anche fatti nuovi. Il chè non è poco. (europa1.crevacuore@libero.it)
17:47
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24/10/2011
IL COMMENTACCIO
I nostri voltagabbana
GHEDDAFI E’ MORTO, MA IL COMPIACIMENTO DI CHI FINO A IERI L’HA LECCATO E’ DISGUSTOSO
Genova (Europa1) – Dev’essere imbarazzante per chi ha spupazzato Gheddafi per tutta Roma, dover ora ammettere che, sì, perbacco, era proprio un assassino. E’ stato giusto levarlo di mezzo, anche per le eventuali complicazioni politiche a posteriori che si sarebbero verificate a livello internazionale. Sono tutti compiaciuti…adesso. Intendiamoci, era un balordo, un bastardo, un dittatore dispotico e contraddittorio. Tuttavia andava processato, così come altri. “Poco cristiano infierire su di un corpo martoriato dalle ferite inflittegli”. Questo doveva essere il commento a caldo degli amministratori del condominio Italia. Ma tant’è siamo un popolo di voltagabbana. Un giorno con Cesare, un altro con Pompeo, un altro ancora con Marc’Antonio. Oggi baciamo le mani, fra un mese sputiamo nel piatto di chi ci ha dato da mangiare. Episodi analoghi, meno cruenti, ovviamente, nel nostro Paese, avvengono tutti i giorni e a tutti i livelli. Non ce ne vergogniamo perché il nostro modo di fare piace ai turisti: ci vengono a vedere come si vanno a guardare le bertucce allo zoo. Tutto fa turismo e noi sulla pizza ci campiamo. Come si diceva un tempo? “FranciA o Spagna, purchè se magna!”. Già, è sempre stato così. (europa1.crevacuore@libero.it)
17:51
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IL COMMENTACCIO
Crisi della stampa
SEMPRE MEGLIO CHE LAVORARE…
(Europa 1) – Esiste una figura di giornalista che gli organi di categoria non hanno mai inteso prendere in considerazione e che anzi hanno sempre scansato come un appestato: è colui al quale piace scrivere ma non chiede di essere retribuito. Molto tempo fa, un lungo articolo pubblicato sull’allora Rassegna dell’Ordine, spiegava i motivi che avevano indotto l’Ordine stesso a cancellare dall’Albo professionale i Pubblicisti che non erano riusciti a presentare una documentazione convincente della loro attività: tra l’altro – si affermava – in questi periodici controlli dell’effettivo esercizio professionale tutti sono tenuti a provare che le loro collaborazioni sono regolarmente retribuite. (Montanelli – che non volle mai essere iscritto a nessun ordine – andava dicendo che un aspirante giornalista dovrebbe pagare per far pratica, anziché essere retribuito, ma questo è un altro discorso che ci porterebbe molto, ma molto lontano). In sostanza, per esprimere un’idea, un’opinione su un foglio qualsiasi, bisogna farsi dare gli sghei. Non sono sufficienti semplici dichiarazioni e l’esibizione degli articoli firmati; come dire che per un chirurgo vale più la parcella che il paziente guarito. Questi sanitari vengono radiati se non ricevono gli onorari? Ci piacerebbe saperlo, così come sappiamo che tanti professionisti gonfiano le parcelle, altrettanto sappiamo che ci sono medici e giornalisti che ogni giorno rischiano la vita. Ma anche questo è un altro discorso. Comunque, sarebbe da vedere il caso inverso, e cioè, quando esiste la prova di una retribuzione, ma…non ci sono gli articoli: che sia preferibile? (In Campania esiste un paesino dove tutti si chiamano come il nome del paese stesso e, tutti sono giornalisti! L’Ordine ha mai indagato su ‘sto fatto singolare?).
Questa volgare faccenda di palanche e quietanze, di cui dovremmo preoccuparci per poter continuare a scrivere, è sempre stata fonte di innumerevoli diatribe, liti e contese. Ma se si vuole insistere proprio in questa direzione, sarebbe opportuno occuparsi - per esempio – degli astronomici compensi percepiti da alcuni giornalisti. Altrimenti ne discende che fra un compenso irrisorio e uno astronomico, l’Ordine considera illecito il primo. Non si tiene conto di una situazione di precariato che tutti noi conosciamo. Europa 1 vive da 37 anni sulla benevolenza dei suoi abbonati/collaboratori, senza percepire alcunché da enti governativi, così come di fatto le spetterebbe. Dunque, di 15mila e più giornalisti pubblicisti, sì e no un quarto è regolarmente retribuito; il resto della truppa si arrangia. Oltretutto, fra marche e marchette, bolli e bollini, Iva, annotazioni di registro e trattenute, è diventato così difficile pagare una persona, che per comodità qualche piccolo giornale ci rinuncia in partenza. Dal canto nostro rinunciamo a fatturare articoli dei nostri collaboratori a giornali che tirano la vita con i denti.
Visto l’andazzo, i piccoli editori e i direttori sono diventati restii a pubblicare pezzi firmati, per timore di seccature; peggio ancora se si tratta di pagare e di rilasciare dichiarazioni.
Vi è una moltitudine di postulanti volontari ( ma questi ci sono sempre stati ed io stesso sono diventato giornalista in nero facendo notti presso un grande quotidiano genovese nei gaudenti anni ‘67-‘69, dove nessuno mi “vedeva”, perché appunto “negro”, al buio, senza luna…), presso i quali è diffusa la convinzione che il giornalismo sia una professione meravigliosa e appassionante, cosa che è solo per pochi eletti. Questi tempestano le redazioni di articoli, poesie, corrispondenze da remoti paesini, novelle e delazioni, e che sperano religiosamente di poter rileggere sulla carta stampata e/o in email qualche giorno dopo. E s’incazzano pure se non c’è niente. Il fatto è che non sanno scrivere o non hanno il senso delle proporzioni e della misura, oltre che il possesso di un certo stile giornalistico. Dal canto nostro, riceviamo comunicati stampa da far rizzare i capelli a un calvo: consecutio sballate, congiuntivi a puttane, ripetizioni a gogò, punteggiatura alla chi se ne frega, tanto c’è chi corregge. Difficile far intendere che i tempi di D’Annunzio sono passati da un pezzo e che Lui poteva anche permettersi di scrivere delle boiate, in virtù del fatto d’essere per l’appunto d’Annunzio e non un Paolo Rapagnetta qualunque… (europa1.crevacuore@libero.it)
17:50
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Brandelli d’Italia
ALMENO CHIUDIAMO L’ANO IN BELLEZZA
Qualcuno sta rovistando a sud del nostro coccige
(Europa1) – Il bello delle vacanze è che finiscono. Il brutto è che al ritorno ci si trova a guardare un quadro talmente feroce che al confronto Picasso era un apprendista. Per “quadro” intendo quel garbuglio di situazioni talmente anomale e paradossali per ovviare alle quali ci sarebbero solo tre opzioni: mutande di ghisa firmate da Gundobado, capo dei Burgundi, emigrare in paesi caldi senza pioggia e senza Iva, oppure ritornare da dove ne siamo venuti. Che poi quella dell’Iva al 21 non è il solo parainfernaglia che ci ha atteso al varco. No, c’è pure l’inossidabile visione delle solite facce da schiaffi su tutti i canali. Che recitano una pantomima ormai incredibile anche al più ottuso dei telespettatori. Il quale cambia canale e si ritrova gli stessi visi che con estrema disinvoltura dicono il contrario di quanto recitato sul precedente. Questo vale per tutti, destra, centro, sinistra. Un cerchio di cui non si troverà mai la quadratura, perché è come il serpente che si morde la coda. Là dove inizia il centro, c’è la coda della destra e dove questa ha la testa (si fa per dire) ci trovi la sinistra. Ognuno si dissocia da quello che in precedenza ha dichiarato l’altro; tuttavia Tizio dichiara la sua disponibilità verso Caio, ma Sempronio, prudentemente, si astiene. Pertanto si sciopera. E la crisi dove la mettiamo? Pochi ci credono, molti la vivono. Tuttavia, per Capodanno è già tutto prenotato: aerei, traghetti, navi da crociera, alberghi, campeggi, bungalow, rifugi alpini… Questa estate le code erano di dieci chilometri, come minimo. Personalmente, per aggirare la Firenze-mare, mi sono trovato sulla strada del Chianti. Nulla da dire, piacevolissima, ma il fatto è che altre migliaia di automobilisti l’avevano pensata nello stesso modo. La crisi, comunque la si voglia mettere, esiste ed è tangibile. Su 70 che vanno in vacanza, almeno 30 rimangono a casa. C’è precariato, ma c’è anche molto volontariato, laddove il volontario non è che sia più ricco del precario, ma insieme si consolano aiutando a caricare i bagagli di quelli che vanno in vacanza… Perdonatemi, mi sono incartato. Però vorrei porre una chiosa: Il Giro della Padania contestato a manrovesci – guarda caso – dalle sinistre che contestano qualsiasi cosa non provenga da mancina. Con tutto il rispetto per Anpi, Cgil e Pd, vorrei ricordare che i Girini non si toccano neppure con un fiore, perche come i fiori, si staccano da terra. Cadono. A prescindere dalla stupidità di chiamare Giro di Padania un percorso che tocca una Savona che di padano usa, forse, solo il formaggio. Come disse al Congresso di Vienna il buon Metternich: l’Italia è solo un’espressione geografica. Un altro aggiunse che era una cacatina di mosca sulla cartina geografica. Avevano torto entrambi, ovviamente. Anche se il tacco sarebbe un po’ da risuolare e lo stivale da lucidare per benino. E se proprio vogliamo essere pignoli, la Padania non esiste proprio. C’è la Valle Padana e la Bassa di Don Camillo e Peppone. Basta. Stop, con buona pace di Bossi e dei suoi utopistici verdi. Io ritengo invece che l’Italia sia l’appendice infiammata dell’Europa. Una disturbatrice. Però, malgrado tutto continuiamo ad abitarci, perlomeno a conviverci, perché è una nazione divertente, con la gioia di vivere e di “evadere” dal quotidiano. Chi al settanta per cento e chi al trenta. Ma restiamo tutti qui a lucidare gli specchi, in modo da consentire a qualcuno di arrampicarcisi. But we still stand, siamo ancora in piedi! (europa1.crevacuore@libero.it)
17:46
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28/07/2011
IL COMMENTACCIO a cura di Ennio Crevacuore
Vacanze
SINISTRA O DESTRA PER ME BARI SONO…
(Europa1) – Ho le mie idee, e qualcuno dovrebbe ricordare quando mi furono offerti molti soldi per una collaborazione settimanale a un giornale di sinistra. Che rifiutai.
Scemo, scemo!.. Già, in tanti me lo gridarono, giacchè da quel momento non mi pervennero offerte neppure da destra. Il Centro, forse, quello sì. Scrivevo benino e il mio periodare un po’ picaresco, faceva vendere. Tuttavia, il Centro non è la sinistra e non è neppure la destra, con relative migliaia di copie. Ritornare al gossip, come a vent’anni, quando tutti i concorsi, da quelli di miss Italia, San Remo, Ariccia, eccetera, erano i miei?
A questo proposito, ricordo ancora, e mi cospargo il capo di cenere, quando zie poppute di concorrenti (gnocche, si direbbe oggi) si proponevano per allietarmi qualche nottata, in cambio di un voto a 2 cifre per la nipotina.
Ne profittai abbondantemente, ma non venni mai meno ai miei principi, giacchè se loro allietavano il sottoscritto, anch’io (modestamente) allietavo loro. E quindi non c’era ragione per far emergere nipotine cantanti o miss che fossero e che, soprattutto, non lo meritassero.
Una volta mi capitò sotto le lenzuola, pure la moglie di un noto editore, ma le voci volarono e la calunnia, si sa, è un venticello che si trasforma in tornado…
Al giornale, presso il quale stavo facendo pratica, lo vennero a sapere e…per questo mi sospesero “ad libitum”.
Si era in tempi di bigottismo esasperato e le corna avevano un loro peso specifico.
Cambiai città e giornale. Poi conobbi mia moglie, che mise a tacere tutte le mie velleità mondane.
Per fortuna.
Da qui a Europa1, il passo fu breve.
Il resto ve lo racconto la prossima volta perché, non so voi, ma lui “Il Commentaccio”, insieme alla Newsletter, se ne vanno in ferie per un mesetto, anche se la parte “viva” di Europa1 prosegue ugualmente la sua inarrestabile attività quotidiana, fin dai più remoti paesini d’Italia.
Sono comunque raggiungibile e reperibile al numero d’emergenza.
Basta che non mi telefoniate alle 5 del mattino, perché a quell’ora “Rem”, io sogno Miss Italia 1968. (europa1.crevacuore@libero.it)
10:22
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IL COMMENTACCIO a cura di Ennio Crevacuore
SCILIPOTI: NON L’ULTIMO, MA IL PRIMO DEGLI ULTIMI… PER ORA!
Roma (Europa1) – Ho assistito a Roma, presso Palazzo Marini alla presentazione del libro “Scilipoti. Il re dei Peones”. L’ha illustrato lui stesso e con questo s’è auto presentato. Berlusconi quel giorno non era potuto intervenire, in quanto trattenuto dal triste impegno di onorare l’ennesima salma di un soldato caduto in “missione di pace”.
Per questo il Dr. Scilipoti (è medico con ben tre specializzazioni), ha fatto buon viso e ha iniziato una incandescente, quanto giustificata requisitoria, contro quanti – di sinistra – gli hanno dato del voltagabbana.
Ora, dirò, senza piaggeria di sorta, che Scilipoti m’è piaciuto, sia come politico che come medico. Ma, e soprattutto, come uomo. Una persona e una personalità eclettica, duttile e versatile.
Insomma, se non esistesse bisognerebbe inventarlo, perché – come asseriva Montanelli di altri – se n’è perso il conio: c’è solo lui. Scilipoti, in una mezzoretta s’è dipanato, s’è catapultato, ha controbattuto in maniera più che credibile, a quanti lo accusavano per aver lasciato Di Pietro a favore di Berlusconi. Una scelta dettata più dal buon senso che da una predilezione politica. Lui, l’On. Scilipoti, è medico, e come tale – anche se prestato alla politica – rimarrà con l’intima convinzione – dopo aver convinto tutto noi, di aver agito per il meglio, per il bene comune.
Ci ha spiegato il perché e il dove – come – quando.
Dopo averne udito le ragioni e le proposizioni future, dette in un italiano comprensibile anche a chi pensa che i congiuntivi siano guerriglieri peruviani, ha concluso spiegando – ove ce ne fosse ancora bisogno – che l’imbecillità è sempre esistita, ma c’è chi, a sinistra, l’ha perfezionata. E’ la prima volta, se non vado errato, che faccio l’elegia di una persona. Ma di Scilipoti fo’ un’eccezione, perché mi è piaciuto il personaggio, il linguaggio, il programma medico, le battaglie contro l’usura e contro l’ermeneutica filologica dei nostri parlamentari. Scilipoti non parla in pentametri giambici, parla italiano schietto. E questo, nel ricorrere dei 150 anni dell’Unità, non è poco, credetemi. (europa1.crevacuore@libero.it)
10:20
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30/06/2011
MAFIA A GENOVA
GRAVISSIMO ATTENTATO ALLA LIBERTÀ DI STAMPA
Minacciato un collega del “Secolo XIX”
Genova (Europa1) - Indagati per mafia e altri gravi reati collegati al malaffare politico “pretendono” il rispetto della riservatezza. e non trovano di meglio che minacciare un fotogiornalista de Il secolo XIX. E’ accaduto ieri in Tribunale a Genova dove i parenti di Angelo Condidorio hanno pesantemente minacciato il fotogiornalista avvertendolo di ulteriori conseguenze personali se avesse fotografato l’arrestato.
E’ ovvio che il collega ha fatto comunque il suo lavoro pur di fronte alle pesanti minacce e, quanto accaduto conferma anche il valore delle indagini giornalistiche sul tema delle associazioni mafiose in Liguria. Metodi e personaggi non sfuggono alla regola della intimidazione.
E pensare che proprio in questi giorni, quanto stava ulteriormente emergendo sulla realta’ malavitosa in Liguria e’ stato definito da alcuni politici come un accanimento mediatico. (Marcello Zinola – segretario Associazione Ligure dei Giornalisti / Luca Zennaro – presidente Gruppo Fotogiornalisti Liguri / Edoardo Pusillo – presidente Gruppo Cronisti Liguri / Attilio Lugli – Presidente Ordine Ligure dei Giornalisti – Europa1)
16:45
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21/06/2011
IL COMMENTACCIO a cura di Ennio Crevacuore
L’ultima Zena
GIORNALISMO DI PROVINCIA
Genova (Europa1) – Tra i colleghi di questi città matrigna, esiste un modo d’esprimersi che definirei odioso, classista, con la puzza sotto il naso. Mi spiego. Sui quotidiani genovesi c’è il vezzo di certificare con disinvoltura le diverse classi sociali, anche quando non ve ne sarebbe necessità alcuna.
Qualche esempio:“…al liceo classico Andrea D’Oria di Genova, quello prestigioso ed esclusivo…” (come se tutti gli altri licei fossero cacca); oppure: “…nel popoloso quartiere di…” (basterebbe semplicemente omettere il “Popoloso” che sa di volutamente declassatorio e straccione). E ancora: “La ragazza-bene…” (Già, perché negli altri quartieri sono tutte “ragazze-male”!). Ma, perbacco, amabili colleghi, la vogliamo smettere una buona volta di fare i provinciali, che già lo siamo tanto?!
A Roma (dico Roma, non Lumarzo), dove ho militato per cinque anni presso un quotidiano, ed ero obbligato professionalmente a leggere anche la concorrenza, ebbene, i cronisti si esimevano dal discriminare i rioni: era una regola non scritta, ma adottata da tutti. Guai a chi avesse accennato “Nell’esclusivo quartiere dei Parioli”, oppure “E’ accaduto nella Roma-bene” avrebbe olezzato d’antiquariato, di rosolio, di razzista…E se ne sarebbero vergognati gli uni e gli altri.
Neppure la “Milano da bere” esiste più nelle penne dei giornalisti lombardi. Non parliamo poi del “Vomero” a Napoli, per il quale resusciterebbe Totò con la sua “Livella”.
Tuttavia, a Genova, paesello adagiato sul mare e cinto da una cintura di castità , rappresentata da quell’obbrobrio di Sopraelevata, si insiste pervicamente a classificare zone, cose e persone: “Albaro, quartiere della Genova-bene”…
Ma quale Genova bene! In Albaro sono accaduti, e accadono, fatti talmente sconcertanti dal far rimpiangere il “popoloso” quartiere del Cep! E non solo.
Anch’io ho avuto la sventura di abitare in Albaro. Nel mio palazzo, forse “il Meglio” di tutta Via De Gaspari, c’erano più giocatori d’azzardo, prostitute, mitomani, patrizi insolventi e corna, che non in tutto il Biscione messo insieme (con il rispetto dovuto per questa onesta costruzione e per chi vi abita). Un giorno, un imbecille – che altro non si può definire, e comunque così lo definiscono da sempre molti colleghi – scrisse su un giornale: “Adesso che Crevacuore abita in Albaro, ha messo il “Dott” sulla targhetta del citifono…” Ne fui seccato, tanto da indurmi a trasferire la famiglia in un’altra città.
Attualmente risiedo ad Avegno, vicino a Recco, in una “prestigiosa collina”, ma se mi azzardassi a scrivere un’attribuzione del genere, il Sindaco stesso m’inseguirebbe tirandomi una padella di focaccia sul di dietro. E senza formaggio, che fa più male…(europa1.crevacuore@libero.it)
12:39
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IL COMMENTACCIO a cura di Ennio Crevacuore
L’ultima Zena
GIORNALISMO DI PROVINCIA
Genova (Europa1) – Tra i colleghi di questi città matrigna, esiste un modo d’esprimersi che definirei odioso, classista, con la puzza sotto il naso. Mi spiego. Sui quotidiani genovesi c’è il vezzo di certificare con disinvoltura le diverse classi sociali, anche quando non ve ne sarebbe necessità alcuna.
Qualche esempio:“…al liceo classico Andrea D’Oria di Genova, quello prestigioso ed esclusivo…” (come se tutti gli altri licei fossero cacca); oppure: “…nel popoloso quartiere di…” (basterebbe semplicemente omettere il “Popoloso” che sa di volutamente declassatorio e straccione). E ancora: “La ragazza-bene…” (Già, perché negli altri quartieri sono tutte “ragazze-male”!). Ma, perbacco, amabili colleghi, la vogliamo smettere una buona volta di fare i provinciali, che già lo siamo tanto?!
A Roma (dico Roma, non Lumarzo), dove ho militato per cinque anni presso un quotidiano, ed ero obbligato professionalmente a leggere anche la concorrenza, ebbene, i cronisti si esimevano dal discriminare i rioni: era una regola non scritta, ma adottata da tutti. Guai a chi avesse accennato “Nell’esclusivo quartiere dei Parioli”, oppure “E’ accaduto nella Roma-bene” avrebbe olezzato d’antiquariato, di rosolio, di razzista…E se ne sarebbero vergognati gli uni e gli altri.
Neppure la “Milano da bere” esiste più nelle penne dei giornalisti lombardi. Non parliamo poi del “Vomero” a Napoli, per il quale resusciterebbe Totò con la sua “Livella”.
Tuttavia, a Genova, paesello adagiato sul mare e cinto da una cintura di castità , rappresentata da quell’obbrobrio di Sopraelevata, si insiste pervicamente a classificare zone, cose e persone: “Albaro, quartiere della Genova-bene”…
Ma quale Genova bene! In Albaro sono accaduti, e accadono, fatti talmente sconcertanti dal far rimpiangere il “popoloso” quartiere del Cep! E non solo.
Anch’io ho avuto la sventura di abitare in Albaro. Nel mio palazzo, forse “il Meglio” di tutta Via De Gaspari, c’erano più giocatori d’azzardo, prostitute, mitomani, patrizi insolventi e corna, che non in tutto il Biscione messo insieme (con il rispetto dovuto per questa onesta costruzione e per chi vi abita). Un giorno, un imbecille – che altro non si può definire, e comunque così lo definiscono da sempre molti colleghi – scrisse su un giornale: “Adesso che Crevacuore abita in Albaro, ha messo il “Dott” sulla targhetta del citifono…” Ne fui seccato, tanto da indurmi a trasferire la famiglia in un’altra città.
Attualmente risiedo ad Avegno, vicino a Recco, in una “prestigiosa collina”, ma se mi azzardassi a scrivere un’attribuzione del genere, il Sindaco stesso m’inseguirebbe tirandomi una padella di focaccia sul di dietro. E senza formaggio, che fa più male…(europa1.crevacuore@libero.it)
12:39
Scritto da: europa.1 (Webmaster)
in - IL COMMENTACCIO di Ennio Crevacuore | Link permanente | Commenti (0)
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