23/12/2011
IL COMMENTACCIO
a cura di Ennio Crevacuore
IL 2012 SARA’ UN ANNO DA DIMENTICARE O SARA’ LUI A DIMENTICARSI DI NOI?
(Europa1) – Cari amici, augurarvi buon Natale e, soprattutto, buon anno, mi sembra una mascalzonata, proprio adesso che siamo tutti nell’occhio del ciclone tecnico-fiscale, E come piacevolissimo “cadeau”, il 2012 sarà pure bisestile che, per i superstiziosi ad oltranza, rappresenta il massimo della sfiga, quasi come se piovessero gatti neri. Ma non basta. Certe cassandre stipendiate ci garantiscono la fine del mondo per il 21 dicembre del prossimo anno: un appuntamento imprescindibile per una crociera “last minute” nell’aldilà. Si tratta di jettatori che si rifanno ad antiche profezie risalenti a incazzatissime civiltà precolombiane, i famosi Maya. Questi neppure supponevano l’esistenza di un “mondo” esterno al loro, inquilini com’erano di giungle tropicali costituite da intrichi d’alberi, liane, arbusti spinosi, more velenose, ossi di pollo e fettine di salame. Pure scherzandoci sopra, molti hanno preso sul serio questo anatema. Ultimativo e perentorio invito di fine gestione su questa terra, per cui vorrebbero “scendere prima”. Ma non sapendo dove andare, sconfinano, già da ora, presso baite abbandonate, catacombe abissali o presso casermoni underground, tipo metropolitana blindata; pronti a sfidare meteoriti, tzunami, maremoti, piogge di fuoco, eruzioni cutanee, flagelli d’ogni genere.
Sticaz!.. Se proprio deve accadere, l’unica ovvia soddisfazione potrebb’essere quella di averla fatta in barba a “certi” creditori. Azzerato il tutto, non si fanno prigionieri, i pochi superstiti verranno abbattuti, nessun postero a criticare. Amen. E’ una bufala, maremma maiala! E che Dio ci assista. Buon Natale, Buon anno! malgrado tutto. (europa1.crevacuore@libero.it)
14:09
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06/12/2011
IL COMMENTACCIO
a cura di Ennio Crevacuore
Porca Iva…
GOVERNO TECNICO: UNA CORTE TRAGICOMICA E PERICOLOSA
(Europa1) – Ebbene sì, lo confesso: a me i professori – salvo qualche rara eccezione femminile – non so per quale recondita ragione, mi sono sempre stati sullo stomaco: dal ginnasio, al liceo, all’università. Ed ora me li ritrovo addirittura al governo! Quando è troppo è troppo e più del troppo pare ci sia solo l’infinito. Liverani, che fu il mio capo quando facevo pratica presso la redazione romana di Avvenire, può confermarlo. L’Infinito è solo Lui e pochi sono in grado di arrivarci: si contano con un dito. E con un dito questi prof. d’alta montagna, pare proprio che vogliano toccare il Cielo. Ma considerando che la “botte e piccola per noi, troppo piccolina” e la moglie brilla non l’abbiamo ancora e, non solo, non abbiamo neppure la remota speranza che un geniere di buona volontà ci costruisca un ponte dei sospiri che travalichi quest’odissea di drammatici soprusi, ebbene, cosa ci resta da fare? Forse quattro risate insieme alla Grecia? Poiché con la Germania c’è poco da ridere e con la Francia si piange a dir8, non rimane che rivolgersi a San Gennaro o al Signore (che è mio Zio, essendo io nipote primo di una Suora che, per antonomasia, l’ha sposato). Mi sto incartando. C’è da dar di matto.E i tempi sono maturi per ripopolare i manicomi. Dove, notoriamente, trovi persone serie con cui fare progetti per il futuro.
Ho scoperto anche un nuovo acronimo: Imu! In latino vorrebbe dire “Infimo” e/o “toccare il fondo”, mentre in soldoni italiani, vorrebbe dire “Imposta Municipale Unica” che sarebbe poi la vecchia Ici sulla prima casa. Ici suonava male alle orecchie accorte dei professori. Quindi Imu. Invertendo il nome degli acronimi il valore non cambia. Abbiamo proprio toccato il fondo. Stiamo raschiando la feccia della botte, ma più giù di lì non si può scendere. Come siamo caduti in basso! Il tempo dei Cesari è tramontato. Mario, Silla, Giulio, Ottaviano, Traiano, Costantino, da lassù (o da laggiù, a seconda dei casi, se la ridono da matti). Più recentemente Fanfani, Andreotti, Pertini, Bertinotti, Buttiglione, Moro. Persone serie, preparate, altro che Terzo pollo!
Quando scrissi (ahimè) che auspicavo di vedere “facce nuove”, non intendevo – sia chiaro – che fosse Berlusconi a portar via i tacchi, bensì che facce e fecce variamente colorate cambiassero ragione sociale o che emigrassero presso lidi ove li avrebbero presi sul serio, tipo Africa nera. Adesso Silvio se la ride sotto i baffi che non ha, perché solo che lo avesse voluto avrebbe operato come il Monti. Se non l’ha fatto non à stato solo per la paura di perdere di popolarità. Non l’ha fatto perché sapeva come avrebbero reagito gl’italiani. Il primo impatto sarebbe stato d’ilarità (Silvio scherza sempre, lascialo fare), il secondo di sconcerto, poi di spaesamento, quindi di rabbia. Ma questa volta, non di rassegnazione. Oggi non ci rassegniamo. E se TUTTI noi non ci rassegnassimo, cosa farete? Ci porterete in galera?? Ci sono ancora posti e pasti liberi?!
Leggo con le lacrime agli occhi che “mancano gli approdi per le barche di grosso cabotaggio”. Cos’è, una presa per il c…? Non ci si vergogna a scrivere cose simili quando il 90% di noi non possiede neppure un gommone?..
Penso di aver reso l’idea. Se non l’ho resa, la tengo per me. (Ennio Crevacuore@libero.it)
Sopra e sotto i Monti
LACRIME, SANGUE E TANTA ACQUA
Genova (Europa1) – Italia, patria di santi e di eroi. Italia, patria di navigatori. Italia, patria del Diritto e del Rinascimento. Italiani, figli di una stirpe millenaria, figli della razza dei Cesari, di Leonardo e di Galileo, di Michelangelo e di Giotto. Nel passato.
Tutto questo negli anni che furono o al solito, quando ci obbligano o ci obbligheranno, prima o poi, a diventare carne da cannone in qualche parte della terra. In Africa, in Russia, in Grecia, in Albania, magari con le scarpe di cartone come al ponte di Perati e il 91 a caricamento ordinario contro gli Sherman da 35 tonnellate. Allora siamo santi, eroi, navigatori, figli di questo e di quello. Siamo stati anche figli dei fiori. Qualcuno ha scritto che siamo pure figli di mignotta, ma questo è un altro discorso.
Attualmente siamo soltanto dei Santi e figli di nessuno. Sì, perché soltanto dei santi possono stringere i denti e ingoiare lacrime e sangue, rimboccarsi le maniche e lavorare come disperati notte e giorno a ricostruire, senza ribellarsi ai disastri che ogni anno piombano sulle nostre teste.
Firenze, il Polesine, la Campania, la Calabria, la Sicilia, il Piemonte, le Cinque Terre, Genova…Il capoluogo ligure, ultimo (o penultimo?) nella cronologia dei disastri ambientali di una nazione che sembra stare a galla per miracolo. Un bilancio terribile: morti, dispersi, centinaia di feriti, quarantamila disoccupati, piccoli artigiani sul lastrico, commercianti rovinati, centinaia di milioni di danni, industrie pesanti fuori uso, mentre Monti, montagne e colline ci chiedono ulteriori – dico ulteriori – sacrifici…
Ricostruiremo tutto, certo, ricostruiremo tutto meglio di prima. E gli operai, gli artigiani, i piccoli commercianti sul lastrico, la povera gente, si rialzeranno fieri, ancora una volta, come un manrovescio sulla faccia di chi ci comanda senza meritarci.
L’eterno destino del più malleabile, eclettico, umano e intelligente popolo d’Europa (checché ne pensino Francia e Germania), popolo che ha radicato nel suo animo, più di ogni altro, il senso del diritto (che ha insegnato a tutti quelli che ancora si dipingevano di blu) e del giusto, pare ora essere quello di aver dei padroni che comprendono soltanto i risultati delle calcolatrici al termine delle elezioni. Tanti x voti alla cricca di Tizio, tanti y voti alla gang di Sempronio, tanti z voti alla masnada di Caio. Quindi, come da sempre, lotta intestina tra Tizio, Caio e Sempronio. E ci perdoni il cantante Sempronio che qui non c’entra per nulla.
Licio, invece, che di voti ne ha presi pochini, avrà ugualmente una favolosa poltrona in qualche inutile, sperduto, infruttuoso ente. Sottogovernerà, sarà Eccellenza, avrà macchina blu e autista gratis, così da poter mandare sua moglie a far la spesa con la scorta della camorra. Intanto chi paga il pizzo è quella gente che, trovandosi a terra (o sotto) non scalpita, non urla; si tira su semplicemente le maniche e lavora.
Lasciate che diciamo che anche noi siamo stati con i piedi a bagno, qui a Genova; non è che noi giornalisti siamo dei privilegiati. Perfino la Rai era allagata, ma tutti ci siamo arrangiati, anche se assediati da destra e sinistra da torrenti e fiumiciattoli che continuavano a straripare. Il Governo? Non ci ha mai dato nulla prima e non ci darà nulla dopo. Perché, questo è bene che si sappia, se Europa1 ambisse a una sovvenzione governativa, dovrebbe prima assumere almeno cinque giornalisti e un praticante. E come li pagherebbe? Ma certo, con i contributi governativi. Che non basterebbero a pagare neppure un fattorino… E comunque questo è un altro discorso che interessa poche persone addette ai lavori. Perciò.
I signori della politica non hanno saputo studiare un piano intelligente di rimboschimento (prima misura preventiva contro le alluvioni), non hanno saputo costruire una buona canalizzazione dei fiumi con solide opere di difesa. Anni e anni senza sfruttare le capacità di migliaia di laureati in geologia, tuttora disoccupati, salvo qualche rara eccezione. Per contro, ci regalano (con i nostri quattrini, non dimentichiamolo, mai), le piste che sprofondano, i villaggi agricoli mai abitati, senz’acqua e a venti chilometri dai campi di lavoro; rovesciano milioni di euro in inutili sussidi a delinquenti travestiti da industriali (vedi il cosiddetto Mezzogiorno) che un bel dì falliscono e si squagliano, ma poiché sono amici di amici di un pezzo da 90 e tengono famiglia, tutto finisce lì. Chiaro? Sopravviveremo, almeno noi liguri, malgrado i politici. A noi, piccoli bastardi, che paghiamo pro capite più tasse di ogni altra città d’Italia e che oggi ci troviamo con più di 40mila disoccupati e milioni di danni… Buona parte di ciò che ha evidenziato “Striscia” è stato vanificato. Da chi? E perché?
Adesso giù il cappello, inchiniamoci, e con tutta la nostra statura morale ringraziamo: grazie per la mancata opera di canalizzazione delle acque, grazie per il mancato rimboschimento, grazie per i ponti che crollano, grazie per i villaggi agricoli disabitati, grazie per la radicale distruzione di tutte le mafie, anche quelle che si annidano nelle carceri e in qualche altro posticino a tutti ben noto, fuorché a chi potrebbe snidarli; e grazie ancora per i milioni al vento, grazie per l’aria da basso impero che respiriamo, grazie per gli enti inutili, grazie per la droga che continua a circolare, grazie per gli intoccabili grandi evasori. Grazie per tutto quanto ci avete fatto. Grazie, infine, al Signore, per averci fatto giornalisti e non politici. (La redazione di Europa1)
16:48
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02/12/2011
IL COMMENTACCIO
a cura di Ennio Crevacuore
SAPORE DI MALE: OVVERO GIORNALISMO DA PSICHIATRIA
(Europa1) – Con la medicina c’entra solo dalla porta di servizio, semmai è di competenza del giudice o, addirittura, dello psichiatra; tuttavia una impellente necessità mi urge nella penna.
Il fatto.
E’ uscita in edicola una rivista che a iniziare dalla testata chiarisce già il contenuto: Il Male, che una volta, tant’anni fa, si chiamava Il Sale ed era altrettanto repellente.
Su Il Male, militano i più bei nomi e cognomi dell’aristocrazia satiresca nostrana… Disgraziatamente però la canzonatura non è da Vernacoliere, perché qui scade nella più vieta e bassa meschinità, volgarità boccaccesca e scurrilità d’angiporto; tanto più meschina quanto più ci si accanisce con abietta, spregevole e vile determinazione contro le istituzioni sacre e, in particolare, le suore o la Santa Vergine.
Fino al momento in cui ci si limita a prendere per i fondelli l’uomo politico, beh, si può anche chiudere un occhio – e probabilmente lo avrà chiuso anche il politico stessso, ridendone per primo, forse sottilmente pago che qualcuno gli abbia rammentato una goliardica virilità – ma quando lo sberleffo gratuito sconfina e straripa con il vilipendio alla nostra religione, la vigliaccata sta proprio lì: perché è universalmente risaputo che suore e Madonne non possono difendersi e “Il Corriere della Suora” non è ancora in edicola.
A noi giornalisti – specie in questi giorni di terrore pecuniario – ne dicono di tutti i colori: un arcobaleno d’invettive, più o meno giustificate, ma in ogni modo nessun lettore ci ha mai tacciati di vigliaccheria, neppure le brigate rosse. Auspicheremmo che non ci fosse affibbiato adesso anche questo epitoto infamante, giustificandolo col fatto che pseudo intellettualoidi dopolavoristi di sinistra, annidatisi nella sfera giornalistica, si trastullino voluttuosamente a scaricare sulla carta stampata i sedimenti subconsci del loro fecale retrobottega. (europa1.crevacuore@libero.it)
08:07
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07/11/2011
IL COMMENTACCIO A CURA DI ENNIO CREVACUORE
VOGLIAMO FACCE RUSPANTI!
(Europa1) – In questa Italietta mediocre e stracciata, inflazionata dal crimine, dagli scandali, dalla corruzione, c’è ancora chi si mette l’anima in candeggio, e, sospirando, guarda al passato come ad una purga liberatoria, o al futuro come ad un tranquillante di sicura efficacia. Compito della stampa non è certo quello di gettare allarmismo o creare lo scompiglio tra l’opinione pubblica, ma, perbacco! allorquando quest’opinione è sopita, plagiata dal tartufismo politico, dal condizionamento di certi mass-media, allora è doveroso battere le campane a martello.
Questi allevatori di pollame, che sono poi i nostri cari politici, pensano che noi (i polli anzidetti), si debba continuare in eterno a subire le conseguenze degli sbagli, dei malumori uterini delle isteriche impennate governative.
L’atmosfera – inutile nascondercelo – è greve di crisi (sintomatico il fatto che c’inquinano l’aria e non chiedono neppure scusa!), di disaggregazione sociale, di infantilismo, di atteggiamenti devianti e provocatori. Il tono smaccatamente tribunizio e apocalitticamente ultimativo con il quale i nostri governanti impongono balzelli, tasse, limitazioni ed altri assurdi sacrifici per fronteggiare una crisi che loro stessi non hanno saputo prevenire, contrasta e stride con il loro abituale ‘modus vivendi’: che non è certo il tenore di vita di un parroco di campagna, di un medico condotto o di un operaio della Fiat.
Mentre intorno a noi la produttività aziendale cade in verticale e a paurosa voragine valutaria stà mietendo le prime vittime dell’Euro, c’è chi si permette ancora vetture blu con autista e benzina a carico dell’utente (vedi gallinaceo), autisti gallonati, segretarie, cinque uscieri per piano, telefonini con il canone gratuito, e, finanche, la televisione con il canone privato… Non parliamo poi di altri favoritismi clientelari, sullo stile dei frequenti viaggi con fornicazioni presso banche svizzere o aerei dell’esercito che poco all’esercito servono, ma tanto per i ludi domenicali di certe persone.
E tra costoro, si blatera, si vaneggia, si delira, di aumentare un tantino di qua, di ritoccare un pochino di là! Sarebbe giunta l’ora di dire basta. Ne abbiamo le scatole piene: non tolleriamo più di vedere facce paleolitiche, a qualsiasi cromatismo politico esse appartengano. Vogliamo visi ruspanti, perché da volti nuovi potrebbero scaturire anche fatti nuovi. Il chè non è poco. (europa1.crevacuore@libero.it)
17:47
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24/10/2011
IL COMMENTACCIO
I nostri voltagabbana
GHEDDAFI E’ MORTO, MA IL COMPIACIMENTO DI CHI FINO A IERI L’HA LECCATO E’ DISGUSTOSO
Genova (Europa1) – Dev’essere imbarazzante per chi ha spupazzato Gheddafi per tutta Roma, dover ora ammettere che, sì, perbacco, era proprio un assassino. E’ stato giusto levarlo di mezzo, anche per le eventuali complicazioni politiche a posteriori che si sarebbero verificate a livello internazionale. Sono tutti compiaciuti…adesso. Intendiamoci, era un balordo, un bastardo, un dittatore dispotico e contraddittorio. Tuttavia andava processato, così come altri. “Poco cristiano infierire su di un corpo martoriato dalle ferite inflittegli”. Questo doveva essere il commento a caldo degli amministratori del condominio Italia. Ma tant’è siamo un popolo di voltagabbana. Un giorno con Cesare, un altro con Pompeo, un altro ancora con Marc’Antonio. Oggi baciamo le mani, fra un mese sputiamo nel piatto di chi ci ha dato da mangiare. Episodi analoghi, meno cruenti, ovviamente, nel nostro Paese, avvengono tutti i giorni e a tutti i livelli. Non ce ne vergogniamo perché il nostro modo di fare piace ai turisti: ci vengono a vedere come si vanno a guardare le bertucce allo zoo. Tutto fa turismo e noi sulla pizza ci campiamo. Come si diceva un tempo? “FranciA o Spagna, purchè se magna!”. Già, è sempre stato così. (europa1.crevacuore@libero.it)
17:51
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IL COMMENTACCIO
Crisi della stampa
SEMPRE MEGLIO CHE LAVORARE…
(Europa 1) – Esiste una figura di giornalista che gli organi di categoria non hanno mai inteso prendere in considerazione e che anzi hanno sempre scansato come un appestato: è colui al quale piace scrivere ma non chiede di essere retribuito. Molto tempo fa, un lungo articolo pubblicato sull’allora Rassegna dell’Ordine, spiegava i motivi che avevano indotto l’Ordine stesso a cancellare dall’Albo professionale i Pubblicisti che non erano riusciti a presentare una documentazione convincente della loro attività: tra l’altro – si affermava – in questi periodici controlli dell’effettivo esercizio professionale tutti sono tenuti a provare che le loro collaborazioni sono regolarmente retribuite. (Montanelli – che non volle mai essere iscritto a nessun ordine – andava dicendo che un aspirante giornalista dovrebbe pagare per far pratica, anziché essere retribuito, ma questo è un altro discorso che ci porterebbe molto, ma molto lontano). In sostanza, per esprimere un’idea, un’opinione su un foglio qualsiasi, bisogna farsi dare gli sghei. Non sono sufficienti semplici dichiarazioni e l’esibizione degli articoli firmati; come dire che per un chirurgo vale più la parcella che il paziente guarito. Questi sanitari vengono radiati se non ricevono gli onorari? Ci piacerebbe saperlo, così come sappiamo che tanti professionisti gonfiano le parcelle, altrettanto sappiamo che ci sono medici e giornalisti che ogni giorno rischiano la vita. Ma anche questo è un altro discorso. Comunque, sarebbe da vedere il caso inverso, e cioè, quando esiste la prova di una retribuzione, ma…non ci sono gli articoli: che sia preferibile? (In Campania esiste un paesino dove tutti si chiamano come il nome del paese stesso e, tutti sono giornalisti! L’Ordine ha mai indagato su ‘sto fatto singolare?).
Questa volgare faccenda di palanche e quietanze, di cui dovremmo preoccuparci per poter continuare a scrivere, è sempre stata fonte di innumerevoli diatribe, liti e contese. Ma se si vuole insistere proprio in questa direzione, sarebbe opportuno occuparsi - per esempio – degli astronomici compensi percepiti da alcuni giornalisti. Altrimenti ne discende che fra un compenso irrisorio e uno astronomico, l’Ordine considera illecito il primo. Non si tiene conto di una situazione di precariato che tutti noi conosciamo. Europa 1 vive da 37 anni sulla benevolenza dei suoi abbonati/collaboratori, senza percepire alcunché da enti governativi, così come di fatto le spetterebbe. Dunque, di 15mila e più giornalisti pubblicisti, sì e no un quarto è regolarmente retribuito; il resto della truppa si arrangia. Oltretutto, fra marche e marchette, bolli e bollini, Iva, annotazioni di registro e trattenute, è diventato così difficile pagare una persona, che per comodità qualche piccolo giornale ci rinuncia in partenza. Dal canto nostro rinunciamo a fatturare articoli dei nostri collaboratori a giornali che tirano la vita con i denti.
Visto l’andazzo, i piccoli editori e i direttori sono diventati restii a pubblicare pezzi firmati, per timore di seccature; peggio ancora se si tratta di pagare e di rilasciare dichiarazioni.
Vi è una moltitudine di postulanti volontari ( ma questi ci sono sempre stati ed io stesso sono diventato giornalista in nero facendo notti presso un grande quotidiano genovese nei gaudenti anni ‘67-‘69, dove nessuno mi “vedeva”, perché appunto “negro”, al buio, senza luna…), presso i quali è diffusa la convinzione che il giornalismo sia una professione meravigliosa e appassionante, cosa che è solo per pochi eletti. Questi tempestano le redazioni di articoli, poesie, corrispondenze da remoti paesini, novelle e delazioni, e che sperano religiosamente di poter rileggere sulla carta stampata e/o in email qualche giorno dopo. E s’incazzano pure se non c’è niente. Il fatto è che non sanno scrivere o non hanno il senso delle proporzioni e della misura, oltre che il possesso di un certo stile giornalistico. Dal canto nostro, riceviamo comunicati stampa da far rizzare i capelli a un calvo: consecutio sballate, congiuntivi a puttane, ripetizioni a gogò, punteggiatura alla chi se ne frega, tanto c’è chi corregge. Difficile far intendere che i tempi di D’Annunzio sono passati da un pezzo e che Lui poteva anche permettersi di scrivere delle boiate, in virtù del fatto d’essere per l’appunto d’Annunzio e non un Paolo Rapagnetta qualunque… (europa1.crevacuore@libero.it)
17:50
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Brandelli d’Italia
ALMENO CHIUDIAMO L’ANO IN BELLEZZA
Qualcuno sta rovistando a sud del nostro coccige
(Europa1) – Il bello delle vacanze è che finiscono. Il brutto è che al ritorno ci si trova a guardare un quadro talmente feroce che al confronto Picasso era un apprendista. Per “quadro” intendo quel garbuglio di situazioni talmente anomale e paradossali per ovviare alle quali ci sarebbero solo tre opzioni: mutande di ghisa firmate da Gundobado, capo dei Burgundi, emigrare in paesi caldi senza pioggia e senza Iva, oppure ritornare da dove ne siamo venuti. Che poi quella dell’Iva al 21 non è il solo parainfernaglia che ci ha atteso al varco. No, c’è pure l’inossidabile visione delle solite facce da schiaffi su tutti i canali. Che recitano una pantomima ormai incredibile anche al più ottuso dei telespettatori. Il quale cambia canale e si ritrova gli stessi visi che con estrema disinvoltura dicono il contrario di quanto recitato sul precedente. Questo vale per tutti, destra, centro, sinistra. Un cerchio di cui non si troverà mai la quadratura, perché è come il serpente che si morde la coda. Là dove inizia il centro, c’è la coda della destra e dove questa ha la testa (si fa per dire) ci trovi la sinistra. Ognuno si dissocia da quello che in precedenza ha dichiarato l’altro; tuttavia Tizio dichiara la sua disponibilità verso Caio, ma Sempronio, prudentemente, si astiene. Pertanto si sciopera. E la crisi dove la mettiamo? Pochi ci credono, molti la vivono. Tuttavia, per Capodanno è già tutto prenotato: aerei, traghetti, navi da crociera, alberghi, campeggi, bungalow, rifugi alpini… Questa estate le code erano di dieci chilometri, come minimo. Personalmente, per aggirare la Firenze-mare, mi sono trovato sulla strada del Chianti. Nulla da dire, piacevolissima, ma il fatto è che altre migliaia di automobilisti l’avevano pensata nello stesso modo. La crisi, comunque la si voglia mettere, esiste ed è tangibile. Su 70 che vanno in vacanza, almeno 30 rimangono a casa. C’è precariato, ma c’è anche molto volontariato, laddove il volontario non è che sia più ricco del precario, ma insieme si consolano aiutando a caricare i bagagli di quelli che vanno in vacanza… Perdonatemi, mi sono incartato. Però vorrei porre una chiosa: Il Giro della Padania contestato a manrovesci – guarda caso – dalle sinistre che contestano qualsiasi cosa non provenga da mancina. Con tutto il rispetto per Anpi, Cgil e Pd, vorrei ricordare che i Girini non si toccano neppure con un fiore, perche come i fiori, si staccano da terra. Cadono. A prescindere dalla stupidità di chiamare Giro di Padania un percorso che tocca una Savona che di padano usa, forse, solo il formaggio. Come disse al Congresso di Vienna il buon Metternich: l’Italia è solo un’espressione geografica. Un altro aggiunse che era una cacatina di mosca sulla cartina geografica. Avevano torto entrambi, ovviamente. Anche se il tacco sarebbe un po’ da risuolare e lo stivale da lucidare per benino. E se proprio vogliamo essere pignoli, la Padania non esiste proprio. C’è la Valle Padana e la Bassa di Don Camillo e Peppone. Basta. Stop, con buona pace di Bossi e dei suoi utopistici verdi. Io ritengo invece che l’Italia sia l’appendice infiammata dell’Europa. Una disturbatrice. Però, malgrado tutto continuiamo ad abitarci, perlomeno a conviverci, perché è una nazione divertente, con la gioia di vivere e di “evadere” dal quotidiano. Chi al settanta per cento e chi al trenta. Ma restiamo tutti qui a lucidare gli specchi, in modo da consentire a qualcuno di arrampicarcisi. But we still stand, siamo ancora in piedi! (europa1.crevacuore@libero.it)
17:46
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28/07/2011
IL COMMENTACCIO a cura di Ennio Crevacuore
Vacanze
SINISTRA O DESTRA PER ME BARI SONO…
(Europa1) – Ho le mie idee, e qualcuno dovrebbe ricordare quando mi furono offerti molti soldi per una collaborazione settimanale a un giornale di sinistra. Che rifiutai.
Scemo, scemo!.. Già, in tanti me lo gridarono, giacchè da quel momento non mi pervennero offerte neppure da destra. Il Centro, forse, quello sì. Scrivevo benino e il mio periodare un po’ picaresco, faceva vendere. Tuttavia, il Centro non è la sinistra e non è neppure la destra, con relative migliaia di copie. Ritornare al gossip, come a vent’anni, quando tutti i concorsi, da quelli di miss Italia, San Remo, Ariccia, eccetera, erano i miei?
A questo proposito, ricordo ancora, e mi cospargo il capo di cenere, quando zie poppute di concorrenti (gnocche, si direbbe oggi) si proponevano per allietarmi qualche nottata, in cambio di un voto a 2 cifre per la nipotina.
Ne profittai abbondantemente, ma non venni mai meno ai miei principi, giacchè se loro allietavano il sottoscritto, anch’io (modestamente) allietavo loro. E quindi non c’era ragione per far emergere nipotine cantanti o miss che fossero e che, soprattutto, non lo meritassero.
Una volta mi capitò sotto le lenzuola, pure la moglie di un noto editore, ma le voci volarono e la calunnia, si sa, è un venticello che si trasforma in tornado…
Al giornale, presso il quale stavo facendo pratica, lo vennero a sapere e…per questo mi sospesero “ad libitum”.
Si era in tempi di bigottismo esasperato e le corna avevano un loro peso specifico.
Cambiai città e giornale. Poi conobbi mia moglie, che mise a tacere tutte le mie velleità mondane.
Per fortuna.
Da qui a Europa1, il passo fu breve.
Il resto ve lo racconto la prossima volta perché, non so voi, ma lui “Il Commentaccio”, insieme alla Newsletter, se ne vanno in ferie per un mesetto, anche se la parte “viva” di Europa1 prosegue ugualmente la sua inarrestabile attività quotidiana, fin dai più remoti paesini d’Italia.
Sono comunque raggiungibile e reperibile al numero d’emergenza.
Basta che non mi telefoniate alle 5 del mattino, perché a quell’ora “Rem”, io sogno Miss Italia 1968. (europa1.crevacuore@libero.it)
10:22
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IL COMMENTACCIO a cura di Ennio Crevacuore
SCILIPOTI: NON L’ULTIMO, MA IL PRIMO DEGLI ULTIMI… PER ORA!
Roma (Europa1) – Ho assistito a Roma, presso Palazzo Marini alla presentazione del libro “Scilipoti. Il re dei Peones”. L’ha illustrato lui stesso e con questo s’è auto presentato. Berlusconi quel giorno non era potuto intervenire, in quanto trattenuto dal triste impegno di onorare l’ennesima salma di un soldato caduto in “missione di pace”.
Per questo il Dr. Scilipoti (è medico con ben tre specializzazioni), ha fatto buon viso e ha iniziato una incandescente, quanto giustificata requisitoria, contro quanti – di sinistra – gli hanno dato del voltagabbana.
Ora, dirò, senza piaggeria di sorta, che Scilipoti m’è piaciuto, sia come politico che come medico. Ma, e soprattutto, come uomo. Una persona e una personalità eclettica, duttile e versatile.
Insomma, se non esistesse bisognerebbe inventarlo, perché – come asseriva Montanelli di altri – se n’è perso il conio: c’è solo lui. Scilipoti, in una mezzoretta s’è dipanato, s’è catapultato, ha controbattuto in maniera più che credibile, a quanti lo accusavano per aver lasciato Di Pietro a favore di Berlusconi. Una scelta dettata più dal buon senso che da una predilezione politica. Lui, l’On. Scilipoti, è medico, e come tale – anche se prestato alla politica – rimarrà con l’intima convinzione – dopo aver convinto tutto noi, di aver agito per il meglio, per il bene comune.
Ci ha spiegato il perché e il dove – come – quando.
Dopo averne udito le ragioni e le proposizioni future, dette in un italiano comprensibile anche a chi pensa che i congiuntivi siano guerriglieri peruviani, ha concluso spiegando – ove ce ne fosse ancora bisogno – che l’imbecillità è sempre esistita, ma c’è chi, a sinistra, l’ha perfezionata. E’ la prima volta, se non vado errato, che faccio l’elegia di una persona. Ma di Scilipoti fo’ un’eccezione, perché mi è piaciuto il personaggio, il linguaggio, il programma medico, le battaglie contro l’usura e contro l’ermeneutica filologica dei nostri parlamentari. Scilipoti non parla in pentametri giambici, parla italiano schietto. E questo, nel ricorrere dei 150 anni dell’Unità, non è poco, credetemi. (europa1.crevacuore@libero.it)
10:20
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30/06/2011
MAFIA A GENOVA
GRAVISSIMO ATTENTATO ALLA LIBERTÀ DI STAMPA
Minacciato un collega del “Secolo XIX”
Genova (Europa1) - Indagati per mafia e altri gravi reati collegati al malaffare politico “pretendono” il rispetto della riservatezza. e non trovano di meglio che minacciare un fotogiornalista de Il secolo XIX. E’ accaduto ieri in Tribunale a Genova dove i parenti di Angelo Condidorio hanno pesantemente minacciato il fotogiornalista avvertendolo di ulteriori conseguenze personali se avesse fotografato l’arrestato.
E’ ovvio che il collega ha fatto comunque il suo lavoro pur di fronte alle pesanti minacce e, quanto accaduto conferma anche il valore delle indagini giornalistiche sul tema delle associazioni mafiose in Liguria. Metodi e personaggi non sfuggono alla regola della intimidazione.
E pensare che proprio in questi giorni, quanto stava ulteriormente emergendo sulla realta’ malavitosa in Liguria e’ stato definito da alcuni politici come un accanimento mediatico. (Marcello Zinola – segretario Associazione Ligure dei Giornalisti / Luca Zennaro – presidente Gruppo Fotogiornalisti Liguri / Edoardo Pusillo – presidente Gruppo Cronisti Liguri / Attilio Lugli – Presidente Ordine Ligure dei Giornalisti – Europa1)
16:45
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21/06/2011
IL COMMENTACCIO a cura di Ennio Crevacuore
L’ultima Zena
GIORNALISMO DI PROVINCIA
Genova (Europa1) – Tra i colleghi di questi città matrigna, esiste un modo d’esprimersi che definirei odioso, classista, con la puzza sotto il naso. Mi spiego. Sui quotidiani genovesi c’è il vezzo di certificare con disinvoltura le diverse classi sociali, anche quando non ve ne sarebbe necessità alcuna.
Qualche esempio:“…al liceo classico Andrea D’Oria di Genova, quello prestigioso ed esclusivo…” (come se tutti gli altri licei fossero cacca); oppure: “…nel popoloso quartiere di…” (basterebbe semplicemente omettere il “Popoloso” che sa di volutamente declassatorio e straccione). E ancora: “La ragazza-bene…” (Già, perché negli altri quartieri sono tutte “ragazze-male”!). Ma, perbacco, amabili colleghi, la vogliamo smettere una buona volta di fare i provinciali, che già lo siamo tanto?!
A Roma (dico Roma, non Lumarzo), dove ho militato per cinque anni presso un quotidiano, ed ero obbligato professionalmente a leggere anche la concorrenza, ebbene, i cronisti si esimevano dal discriminare i rioni: era una regola non scritta, ma adottata da tutti. Guai a chi avesse accennato “Nell’esclusivo quartiere dei Parioli”, oppure “E’ accaduto nella Roma-bene” avrebbe olezzato d’antiquariato, di rosolio, di razzista…E se ne sarebbero vergognati gli uni e gli altri.
Neppure la “Milano da bere” esiste più nelle penne dei giornalisti lombardi. Non parliamo poi del “Vomero” a Napoli, per il quale resusciterebbe Totò con la sua “Livella”.
Tuttavia, a Genova, paesello adagiato sul mare e cinto da una cintura di castità , rappresentata da quell’obbrobrio di Sopraelevata, si insiste pervicamente a classificare zone, cose e persone: “Albaro, quartiere della Genova-bene”…
Ma quale Genova bene! In Albaro sono accaduti, e accadono, fatti talmente sconcertanti dal far rimpiangere il “popoloso” quartiere del Cep! E non solo.
Anch’io ho avuto la sventura di abitare in Albaro. Nel mio palazzo, forse “il Meglio” di tutta Via De Gaspari, c’erano più giocatori d’azzardo, prostitute, mitomani, patrizi insolventi e corna, che non in tutto il Biscione messo insieme (con il rispetto dovuto per questa onesta costruzione e per chi vi abita). Un giorno, un imbecille – che altro non si può definire, e comunque così lo definiscono da sempre molti colleghi – scrisse su un giornale: “Adesso che Crevacuore abita in Albaro, ha messo il “Dott” sulla targhetta del citifono…” Ne fui seccato, tanto da indurmi a trasferire la famiglia in un’altra città.
Attualmente risiedo ad Avegno, vicino a Recco, in una “prestigiosa collina”, ma se mi azzardassi a scrivere un’attribuzione del genere, il Sindaco stesso m’inseguirebbe tirandomi una padella di focaccia sul di dietro. E senza formaggio, che fa più male…(europa1.crevacuore@libero.it)
12:39
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L’ultima Zena
GIORNALISMO DI PROVINCIA
Genova (Europa1) – Tra i colleghi di questi città matrigna, esiste un modo d’esprimersi che definirei odioso, classista, con la puzza sotto il naso. Mi spiego. Sui quotidiani genovesi c’è il vezzo di certificare con disinvoltura le diverse classi sociali, anche quando non ve ne sarebbe necessità alcuna.
Qualche esempio:“…al liceo classico Andrea D’Oria di Genova, quello prestigioso ed esclusivo…” (come se tutti gli altri licei fossero cacca); oppure: “…nel popoloso quartiere di…” (basterebbe semplicemente omettere il “Popoloso” che sa di volutamente declassatorio e straccione). E ancora: “La ragazza-bene…” (Già, perché negli altri quartieri sono tutte “ragazze-male”!). Ma, perbacco, amabili colleghi, la vogliamo smettere una buona volta di fare i provinciali, che già lo siamo tanto?!
A Roma (dico Roma, non Lumarzo), dove ho militato per cinque anni presso un quotidiano, ed ero obbligato professionalmente a leggere anche la concorrenza, ebbene, i cronisti si esimevano dal discriminare i rioni: era una regola non scritta, ma adottata da tutti. Guai a chi avesse accennato “Nell’esclusivo quartiere dei Parioli”, oppure “E’ accaduto nella Roma-bene” avrebbe olezzato d’antiquariato, di rosolio, di razzista…E se ne sarebbero vergognati gli uni e gli altri.
Neppure la “Milano da bere” esiste più nelle penne dei giornalisti lombardi. Non parliamo poi del “Vomero” a Napoli, per il quale resusciterebbe Totò con la sua “Livella”.
Tuttavia, a Genova, paesello adagiato sul mare e cinto da una cintura di castità , rappresentata da quell’obbrobrio di Sopraelevata, si insiste pervicamente a classificare zone, cose e persone: “Albaro, quartiere della Genova-bene”…
Ma quale Genova bene! In Albaro sono accaduti, e accadono, fatti talmente sconcertanti dal far rimpiangere il “popoloso” quartiere del Cep! E non solo.
Anch’io ho avuto la sventura di abitare in Albaro. Nel mio palazzo, forse “il Meglio” di tutta Via De Gaspari, c’erano più giocatori d’azzardo, prostitute, mitomani, patrizi insolventi e corna, che non in tutto il Biscione messo insieme (con il rispetto dovuto per questa onesta costruzione e per chi vi abita). Un giorno, un imbecille – che altro non si può definire, e comunque così lo definiscono da sempre molti colleghi – scrisse su un giornale: “Adesso che Crevacuore abita in Albaro, ha messo il “Dott” sulla targhetta del citifono…” Ne fui seccato, tanto da indurmi a trasferire la famiglia in un’altra città.
Attualmente risiedo ad Avegno, vicino a Recco, in una “prestigiosa collina”, ma se mi azzardassi a scrivere un’attribuzione del genere, il Sindaco stesso m’inseguirebbe tirandomi una padella di focaccia sul di dietro. E senza formaggio, che fa più male…(europa1.crevacuore@libero.it)
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27/05/2011
IL COMMENTACCIO
A cura di Ennio Crevacuore
Ballottaggi
NON CI METTO IL DATO
(Europa1) - Che si andasse ai ballottaggi, ci avrei scommesso la camicia. In Italia è sempre così, non solo in politica, ma pure nelle condizioni atmosferiche: la Nazione è divisa in due, freddo al Sud, caldo al Nord e viceversa. Questo influisce sulle metereopatie degli inquilini di questo rissoso condominio tricolore. Siamo sempre cinquanta a cinquanta. Ma quel che non capisco (sono un giornalista ignorante che cioè “ignora”), è come faccia il signor Rossi di Napoli a votare Pere dopo aver votato Mele.
O il Signor Bianchi di Milano, a votare Limoni, dopo aver votato Aranci: e solo 15 giorni dopo!
Forse che trascorse due settimane e quindici dormite, i signori Rossi e Bianchi, che da rossi siano diventati azzurri, e viceversa? Mah, ci credo poco. Uno spareggio di larga misura presupporrebbe che un’altrettanta larga frangia, d’una o dell’altra parte, si sia concessa una settimana sabatica, o che si sia dispersa: risucchiata forse da qualche provvidenziale UFO o, ancora, una diaspora; una metamorfosi tanto Kafkiana quanto improbabile?..
E comunque, ‘sto bailamme tra Berlusconi e Bersani (escludiamo altri che contano come i grillini a merenda), porta palanche, dà lavoro all’indotto, acuisce il senso unico.
“Domani è un altro giorno”, diceva Rossella in Via col…vinto. (europa1.crevacuore@libero.it)
12:51
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19/05/2011
IL COMMENTACCIO a cura di Ennio Crevacuore
Elezioni: vengo anch’io? No, noi no!!
MI SPEZZO MA NON MI SPIEGO…
(Europa1) - Avrete notato che in occasione di ogni tornata elettorale, il supplemento della ns. agenzia quotidiana (questa news letter ebdomadaria, non “dromedaria”), evita di uscire; mamma non vuole, papà nemmeno… soprattutto per non ingenerare incauti precedenti, cattivi incontri, che potrebbero essere interpretati in maniera equivoca dai ns. lettori e abbonati. Noi, pur dando voce a TUTTI indistintamente (non diremo “democraticamente”, perché quest’avverbio inflazionato “puzza”già a 545 chilometri da Genova), proseguiamo sul viottolo della nostra pudenda ma fiera indipendenza, che data ormai 37 anni. Certo che preferenze e opzioni politiche, in redazione, ne abbiamo da vendere: un po’ come nei giornali e televisioni di destra, dove militano colleghi di sinistra che sputano nel piatto di chi gli dà da vivere e viceversa nell’editoria di sinistra. Tollerati? Certo, purché ognuno si tenga stretto “in mentis et in corpore” le sopite propensioni politiche. E’ difficile, molto difficile, ma non impossibile. Qualcuno ci mette la firma!
Non nascondiamo che alla vigilia delle elezioni, come accade in ogni simile scadenza, anche in questa siamo stati oggetto di coccole, proposte lusinghiere, vini d’annata, crociere su navi dotate di suite con cameriera ‘bona e personalizzata, piscina jacuzzi, eccetera; il tutto per tenere sempre in piedi alcuni “misirizzi” che – come saprete – ondeggiano piacevolmente, ma non cadono mai, grazie a compiacenti campagne stampa e televisive a loro esclusivo favore. Noi no. Poveri ma onesti, belli ma poveri, potenzialmente ricchi, ma onesti, o stupidi, o idioti…. Scemo, scemo, scemo: lo sento gridare nel vento: scemooo! Pazienza. Tutto si potrà obiettare su Europa1, ma non che abbiamo mai fatto salamelecchi, ossequi, cerimonie a chichessìa, come tanti asini con la cavalla. “Si licet comparare”, se ci è consentito fare un confronto con altre pubblicazioni, noi piccoli, noi bonsai in questo putrescente giardino editoriale, ci sentiamo come querce, come sequoie, come canne al vento che si spezzano ma non si piegano, in questo judo giornalistico quotidiano. Per questo, ci sentiamo gagliardi, intrepidi, coraggiosi…scemi, appunto.
Va beh. Qualcuno si chiederà come facciamo a sopravvivere così, privi di sovvenzioni governative, di abbonamenti milionari, di bustarelle cadute “per caso” ai nostri piedi. E’ semplice; ci sostiene la simpatia dei nostri lettori, dei nostri abbonati, dei nostri supporter che in qualche occasione inviano di ché sostenerci. Soprattutto la Chiesa Cattolica, alla quale dobbiamo molto… Mi sono piegato? pardon, mi sono spiegato?! (europa1.crevacuore@libero.it)
11:49
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26/04/2011
IL COMMENTACCIO
IL COMMENTACCIO
A cura di Ennio Crevacuore
La Società Autostrade con gli occhi foderati di culatello…
A VEDERE QUELLA FRECCIA MI VENGONO I “NERVI”
Quarto dei Mille/Ge (Europa1) – Sono 150 anni che da Quarto Garibaldi salpò per fare l’Italia, ma alla società autostrade questo poco importa. E gli abitanti di Quarto, della Castagna, di Priaruggia stanno frizzando; ancora un po’ e il tappo vola via dalla bottiglia di Marsala. Di che si tratta? Si tratta di quel singolare ed ennesimo errore di valutazione toponomastica (chiamiamola così) che la Società Autostrade S.p.A. continua a perpetrare nei riguardi della popolazione del vastissimo comprensorio. La società in questione ha posto, presso lo svincolo incriminato, una freccia indicatoria, “Nervi”, che suona come uno sberleffo. Per il semplice motivo che, in realtà, da quello svincolo si scende alla “Castagna” (che è una frazioncina di Quarto) e da là si raggiunge il mare, nell’incantevole baia di Priaruggia, dove a pochi metri sorge il monumento a Garibaldi e ai suoi Mille: molti chilometri da Nervi! Non tutti i responsabili dei tanto pubblicizzati quattromila chilometri autostradali sono evidentemente degli epigoni di Spadolini o di Taviani – politica a parte – eminenti studiosi della nostra storia patria. In questo modo poco ortodosso, si è voluto dimenticare che l’unità d’Italia (tanto decantata in questi giorni) prese le mosse proprio da Quarto. Si è privilegiata così l’opulenta e turistica Nervi – senz’ombra di dubbio cittadina suggestiva (“anteposta senza tema di errare a Posillipo” come già ebbe a scrivere nel 1834 Davide Bertolotto), ma che nella sua storia più recente annovera solo i natali di certo Bartolomeo Pagano, in arte Maciste. E’ lecito infatti credere che i turisti – e sono molti – uscendo da quello svincolo, desiderino soprattutto ammirare il monumento di Garibaldi o la bianca stele posta sullo scoglio dal quale salpò avventurosamente con i suoi 1088 uomini (e una donna), nonché l’omonimo museo creato e voluto dal compianto studioso dott. Aroldo Uncini, in vetta a via Cadido Augusto Vecchi, sempre a Quarto. E non dimentichiamo che –sempre in zona – sorge anche l’istituto Gaslini, ospedale pediatrico invidiatoci da tutta Europa e, infine, a Priaruggia, una signora sportiva velica nota in tutta Italia; dettagli trascurabili per la società che gestisce quel tratto di autostrada....
Una maniera per salvare capra e cavoli ci sarebbe: porre cioè, prima dello svincolo, la segnaletica corretta “Genova-Quarto dei Mille”, e un’altra più specifica, al termine dello svincolo stesso, ove vi siano riportate le indicazioni corrette: “Nervi” a levante, “Quarto dei Mille, Castagna e Priaruggia” in direzione ponente. Troppo facile? (europa1.crevacuore@libero.it)
18:04
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25/03/2011
IL COMMENTACCIO a cura di Ennio Crevacuore
Recco e i suoi fardelli
CHIUSO L’OSPEDALE
I responsabili andrebbero denunciati per interruzione di pubblico servizio!
Recco/Ge (Europa1) – Mercoledì 23 marzo, ore 6 del mattino. Puntuali come una cambiale arrivano gli addetti ai traslochi. L’ospedale “deve” chiudere. Alla fine ci sono riusciti, anche se fonti attendibili assicurano che “qualcuno” avrà il potere di farlo riaprire. Otto milioni di Euro – tanto è costato il riassetto di questo moderno nosocomio – non si possono cacciar via come carta straccia.
Ma cosa si nasconde dietro la chiusura dell’ospedale di Recco? Semplicemente interessi politici e pecuniari dei quali noi, poveri tapini, siamo ovviamente tenuti all’oscuro. E con tutta la buona volontà, neppure i 35mila potenziali utenti del moderno nosocomio riescono a capacitarsi che un ospedale “vivo”, efficiente, dotato di moderne attrezzature, indispensabile alla popolazione di ben cinque cittadine e delle relative zone collinari che fanno da popolosa cornice al Golfo Paradiso, bene, tutti ritengono che debba esserci “sotto” qualcosa di poco chiaro. Ma anche se qualcuno, prima o poi andrà in galera per appropriazioni indebite, l’ospedale sarà ormai un obsoleto ricordo.
Perché parlo specificamente del presidio sanitario di Recco? Semplicemente per il fatto che questa cittadina – capoluogo della gastronomia ligure e capitale di quella italiana e che vanta natali di non poco conto in tutti i settori della vita pubblica – fa da comun denominatore a decine d’altri ospedali – vere cattedrali nel deserto, a suo tempo denunciate anche da Striscia – simboli di spreco pubblico , menefreghismo e opportunismo politico. Non parlo a vanvera: solo in Liguria, hanno già chiuso quello di Busalla, di Santa Margherita, di Camogli, di Nervi, per non tacere di altre regioni, dove il quadro è drammatico, in particolare a Sulmona e Agrigento, una situazione talmente analoga a quella di Recco, da chiederne addirittura il gemellaggio!
“Gratta gratta, c’è sotto qualcosa” – continuano a lamentarsi a Recco; e considerato che “vox populi vox dei”, anche noi siamo propensi a drizzare le antenne, almeno per riuscire a comprendere come sia stato possibile chiudere un ospedale millenario (il Sant’Antonio era stato fondato nel 1100!), mandando pure al diavolo centinaia di milioni spesi per il suo riassetto, solo dieci anni or sono. E’ inconcepibile, è brutale, è crudele…
Il Gatto e la Volpe (come sono ormai soprannominati Burlando e Montaldo, qui a Recco), responsabili dell’accaduto, non sanno spiegare con sufficiente credibilità la ragione per la quale ci si sia accaniti su di una struttura sanitaria indispensabile- lo ripetiamo alla noia – a più di 35 mila persone. L’economia ligure, affermano, vacilla. E se vacilla è lecito interrogarsi della ragione per cui si distrugge quanto è stato costruito con il sudore e il danaro pubblico…
Certo, si è edificato un nuovo ospedale a Rapallo (quello vecchio non andava bene?) ed è quest’ultimo che adesso si vuol privilegiare. Ma è lontano, molto lontano: da Recco, Camogli, Uscio, Sori, Pieve, Bogliasco. Per dire – toccandosi le orecchie – un infartuato farebbe poca strada per raggiungere una terapia intensiva. E allora? Gli amministratori liguri sono tutti insensibili, ottusi? No, non lo crediamo, e sapete perche? Perché nel momento in cui era stata ventilata la chiusura dell’ospedale di Sestri Ponente (soprannominata “la piccola Russia” tanto è rossa questa delegazione, bene, apriti cielo! Non dieci abitanti sparuti come a Recco, ma cento, mille, diecimila si sono mossi tutti insieme! E l’ospedale non ha chiuso. E’ lapalissiano a questo punto che se non sei di sinistra ti sbattono le porte in faccia, anzi, te le sigillano sul muso. Non mi pare obiettivo né trasparente.
Una considerazione, tuttavia, è di rigore. Il 90 per cento degli abitanti di Recco, - come del resto ha fatto rilevare anche il suo sindaco – s’è disinteressato allo sfacelo che si tramava da troppo tempo sotto il loro naso. I “recchelini” pensano solo al barcasilo, alla festa dell’8 settembre (costosissima!!), alla pallanuoto e alla focaccia col formaggio. Il resto è superfluo. Turismo, sale da ballo, cinema, aree per camper e…ospedali, sono tutte cose che la cittadina, paciosa, tranquilla e sonnolenta, scaccia come una mosca inopportuna. Contenti loro…(europa1.crevacuore@libero.it)
12:57
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16/02/2011
Il commentaccio
Cara Anna Maria, non si può volare come aquile quando si è circondati da tacchini…
INCREDIBILE, DENUDATA UNA GIORNALISTA
(Europa1) – E’ passato un po’ di tempo e non tutti i giornali ne hanno parlato, anzi… Ma consentitemi ugualmente di ritornarci sopra, giacché la memoria dei giornalisti e dei lettori è corta, molto corta; in particolare quando l’argomento è scabroso o interessa una parte sola degli attori. Ritengo che il Comando generale dell’Arma, i PM, il ministro La Russa, nonché l’Ordine dei Giornalisti, si attendessero una reazione piuttosto vivace a causa del grottesco episodio occorso alla collega Anna Maria Greco. Invece è stato fatto calare un pesante sipario… Per quanti non ne fossero mai stati a conoscenza, la cronista del Giornale (non dell’Unità, non dell’Espresso, non di Repubblica, come qualcuno maliziosamente potrebbe anche azzardare), è stata “perquisita” corporalmente da una donna carabiniere, la quale, munita di appositi guanti sterili – con evidente imbarazzo dei colleghi – ha imposto ad Anna Maria di spogliarsi d’ogni indumento, così, come fosse stata un puscher che nascondesse ovuli in appositi pertugi. Tutto questo lavorìo semplicemente perché una PM opinava che la Greco potesse anche nascondere “intimi segreti” al riguardo della Boccassini; la cui love story con un giornalista, per altro ormai datata, era nota sia ai cronisti che ai colleghi stessi della Boccassini e, comunque, sarebbero stati atti di esclusiva pertinenza personale e poco interessanti per l’opinione pubblica. Insistiamo su questo, in quanto ormai stiamo vivendo un’epoca in cui fanno notizia anche le corna della casalinga di Voghera. Che ognuno si faccia gli affari suoi a patto che non dia pubblico scandalo e razzoli bene nell’interesse della comunità. In tutti i casi, nulla di nuovo sarebbe scaturito da questa perquisizione e da quell’altra presso la redazione del Giornale. E’ stato, tuttavia, un attentato alla libertà di stampa, comunque la vogliamo mettere.
Neppure uno zelante procuratore del ventennio, avrebbe osato tanto. E dire che all’epoca vigeva una censura per la quale se non rispettavi le veline (non quelle di Striscia), ti spedivano al confino, come accadde del resto anche a Pertini. Vita dura per alcuni giornalisti. Lo dice anche Giorgio Bocca. Però, pur col divieto di scriverne, il Duce era oggetto di gossip. Tutta Roma sapeva dei suoi intrallazzi quotidiani con le escort del tempo e con la Petacci, prima, durante e dopo.
Ma, ritornando alla enorme, paradossale, inaudita indagine corporale (un gentile eufemismo) della giornalista, osiamo chiederci: dove stiamo arrivando, se addirittura i carabinieri sono costretti a obbedire a ordini che sarebbero stati “contra legem” già ai tempi della Rossella televisiva? Profanare il corpo di una donna in quella devastante maniera, è azione in spregio alla dignità della persona e al Codice di procedura penale che, all’uopo, all’art. 352 recita tra l’altro: “Nella flagran za del reato o nel caso di evasione, gli ufficiali di polizia giudiziaria procedono a perquisizione personale o locale…” Anna Maria Greco non era stata colta in flagranza di reato alcuno né, tantomeno, era evasa! Soprattutto NON era indagata. E allora? Chi custodisce i custodi? si domandava Cicerone , già duemila anni or sono. In Italia, per fortuna, siamo in democrazia (?), quindi si muova, e alla svelta per non creare precedenti, chi può stroncare sul nascere queste sinistre iniziative. (europa1.crevacuore@libero.it)
13:06
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24/01/2011
IL COMMENTACCIO
Oltre le lenzuola altrui
QUANDO SILVIO NON ERA ANCORA BERLUSCONI
(Europa1) – Eravamo nel ’67. A quel tempo si ballava il “Tuca Tuca” della benemerita Carrà e le cose non erano tanto diverse dai vari “bunga bunga” odierni. Anzi, con tutta probabilità, forse erano peggio, con tanto di “comuni” abitate da inquilini allucinati: giovani capelloni che, insieme, mangiavano, dormivano, si drogavano e scopavano allegramente. Nascevano i figli condivisibili, perché erano “figli dei fiori” e di nessun’altro. Quei ragazzi, oggi, più o meno sessantenni, sono a loro volta madri e padri integerrimi di altrettanti figli, che i fiori manco li hanno mai annusati, ma che, tuttavia, figli di cotanti contestatori sessantottini, hanno la presunzione di giudicare e condannare anche i politici sotto le lenzuola di casa loro. Li vorrebbero tutti gay, eunuchi o cedmatici. Silvio, dicevo, lo conobbi sulla nave da crociera Ausonia, ormeggiata nel porto di Genova. L’imbarcazione ospitava cantanti al loro primo disco: Rosanna Fratello, Anna Identici, Mario Guarnera e quant’altri, tutti della casa discografica Ariston di piazzetta Pattari a Milano e diretti in tour promozionale sul ‘mare nostrum’. Al pianoforte, tutto solo per l’appunto, un anonimo Silvio, che non avrebbe mai supposto di diventare “Berlusconi” o tanto meno “cavaliere” e presidente del consiglio; era un semplice pianista che si guadagnava da vivere. Non c’erano ragazze facili, nulla di piccante, niente nudo, se non qualche castigato costume da bagno. Io mi trovavo lì per intervistare i cantanti e non certo il pianista solitario. Scambiammo solo poche parole e non rammento neppure quali. Peccato. Poi venne il ’68 e, di conseguenza il ’69, con tanto di sciacquette con profferte di nude carnalità post contestazione. Qualche politico ne profittò. In America Kennedy e Clinton. In Italia un ministro con Moana Pozzi. A quest’ultimo nessuno gliene fece mai una colpa del tipo “politico corrotto”. Tutt’al più c’era il gossip , ultimo colpo di coda della dolce vita; eppoi erano fatti suoi che non inficiavano certo l’andamento governativo. Le notti di Arcore, si dice. “Le mille e una notte” che, se fosse vero, tutti ce le sogneremmo, almeno una volta nella vita. E chi dice di no, è un ipocrita o un gay! (con tutto il rispetto per questa categoria, ovviamente) Semmai che dire delle folli notti di… (omissis) o di quelle di… (omissis) e ancora di quell’altro che prima o poi sguscerà da sotto le lenzuola, a meno che non si copra per tempo?
Ma questa è l’Italia popputa e puttanuta, frustrata, priva di “case” ma ugualmente piena di casette non del tutto aperte. Si parla di “sfruttamento della prostituzione”… ma fatemi il piacere! Per quale ragione, queste sublimi ancelle del sesso, invece che darsi ai potenti, non vanno a fare le bariste, le badanti, le pulizie, così nessuno avrebbe più ragione di “sfruttarle”?
Per combattere la ninfomania, l’alienazione, il fanatismo, la frustrazione e la violenza, basterebbe riaprirle “quelle” case: almeno, in questo modo, fatta l’Italia facciamo anche le italiane, ma solo “quelle”, perbacco! (europa1.crevacuore@libero.it)
19:49
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29/12/2010
IL COMMENTACCIO
BUON NATALE, MA SOPRATTUTTO UNA “BBONA ANNATA NUOVA”!
(Europa1) – Cari amici, intendevo spendere il solito, retorico, abusato, “buon anno nuovo, serenità, soldi, eccetera”. Questa volta non me la sento proprio. Anche per il fatto, presumo, che gli sfracelli registratisi in questo poco affidabile 2010, si replicheranno pedissequamente nel 2011, sino ad arrivare (se ci arriveremo: come NON vorrebbe quella Cassandra di Nostradamus), al 2013. Poi chissà, a giochi fatti, tutto cambierà “affinchè tutto resti come prima”, come affermava il Gattopardo, che di ragioni ne aveva da vendere all’ingrosso.
Così, personalmente, anche per non abusare della vostra pazienza,e per dirla in soldoni: “per non rompervi gli zebedei anche a Natale”, auguro a tutti un obsoleto, ma sincero buon Natale e che Gesù sia con noi.
Però! Però m’è venuta un’idea, almeno per quella parte di single, omogeneizzati da “papi”; scatolette sottovuoto spinto, in attesa d’essere afferrate in quel supermercato del pirla, che è poi la vita di tutti i loro giorni: “mangiare, bere e andare a sesso”. Insomma, auguro – ma solo a loro – una “bbona annata”, anzi, una “bbona Anna”. Perché, diciamocelo, l’anno comincia sempre da lì. Anche se la prima si chiamava Eva. Porc…(europa1.crevacuore@libero.it)
12:27
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07/12/2010
IL COMMENTACCIO
Ab ovo? No, siamo alla frutta!
LA BOTTE E’ PICCOLA PER NOI, TROPPO PICCOLINA…
(Europa1) – Disoccupazione dilagante come il Po nelle sue giornate peggiori, impiego femminile sotto la spada di Damocle, investimenti statali, regionali e comunali quasi nulli o fittizi,gossip screanzato, rumenta non solo a Napoli, sanità allo sbando, ospedali che chiudono e che diverranno cattedrali nel deserto, crisi della scuola pubblica. Gli operai che protestano, i contadini (quei pochi che sono rimasti a presidiare il verde) sono al verde, per l’appunto, a causa delle importazioni ingiustificate, quando, viceversa, potremmo esportare; abbiamo un consiglio dei sinistri, pardon, dei ministri che continua a parlarsi addosso, distraendo così l’opinione pubblica dai reali problemi del paese. Razzismo, pressappochismo, mafia, camorra; patetiche esortazioni a stringere la cinghia, voli pindarici ed esilaranti, surreali dichiarazioni dei nostri capoccia, eccetera…
Per fortuna il diritto alla bellezza è più forte di tutti. Anche i vecchi bavosi, i falsi puritani, gli ipocriti, i potenti ma impotenti (data l’età media necessaria per scalare, a casa nostra, le più alte leve del potere), sono aiutati dalla ‘bbona sorte, ma solo per chi ha il denaro sufficiente a stipendiarla, e a qualcuno, lassù, il denaro non difetta, anzi… Ognuno comunque si fa le pere sue a casa propria, basta che non disturbi i vicini. E’ il quadro dell’Italietta d’oggi, Paese malato nel quale esistono ancora studenti liceali (e non solo loro), che scrivono con estrema disinvoltura se io saprei o squola con la “q”. Se poi arriviamo a soqquadro, unico vocabolo italiano al quale l’Accademia della Crusca ha concesso il privilegio di possederne due di “q”, beh, a questo punto il povero neofita rimane basito, straniato… Di chi la colpa? dei professori, dei genitori, degli amici ?! Non sappiamo. Un medico, nel firmarmi una ricetta, ha scritto “Crevaquore”, regalandomi un originale quanto sgrammaticato pseudonimo: facciamo proprio acqua da tutte le parti. Sarebbe quasi opportuno pretendere la botte piena e la moglie ubriaca; almeno affogare nel vino, ebbri e felici! (europa1.crevacuore@libero.it)
18:01
Scritto da: europa.1 (Webmaster)
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